«Il fallimento del Cirsu non è un’opportunità»

16 Settembre 2015

Mastromauro replica a Brucchi sul gestore unico dei rifiuti in provincia: «È una scelta che favorisce i privati, noi dobbiamo difendere il pubblico»

GIULIANOVA. «Il fallimento del Cirsu non è né una “opportunità” né una “cosa buona”, come ha dichiarato il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi. Noi siamo il pubblico, e nessuno può gioire di un problema così grande che viene da lontano». Così il sindaco Francesco Mastromauro replica alle affermazioni del primo cittadino teramano il quale aveva dichiarato che il fallimento del Cirsu poteva essere una opportunità per istituire un gestore unico provinciale.

«Invito tutti ad astenersi», continua Mastromauro, «dal celebrare un funerale prima ancora che siano terminate le vicende giudiziare». Il sindaco giuliese ricostruisce a grandi linee a vicenda Cirsu, dicendosi deciso a combattere affinché questa realtà non venga cancellata. «Non si può fallire per soli 2 milioni e 250mila euro», commenta Mastromauro, «dopo che, per sei lunghi anni, sei sindaci di appartenenze politiche trasversali si sono caricati sulle spalle un lavoro durissimo per risanare la posizione debitoria di 20 milioni di euro accumulati tra la metà degli anni ’90 e la metà degli anni 2000 da altri amministratori. La sentenza di fallimento, che rispettiamo ma non condividiamo, verrà impugnata dinanzi alla corte d’appello dell’Aquila».

Mastromauro continua dicendo che i sei sindaci dei Comuni soci Cirsu – Giulianova, Bellante, Roseto, Mosciano, Morro d’Oro e Notaresco – hanno chiesto due incontri: uno con il giudice fallimentare Giovanni Cirillo e i curatori per chiedere che venga garantita la continuità gestionale del polo tecnologico, e quindi il conferimento e il trattamento dei rifiuti (ora i Comuni soci pagano 129 euro per ogni tonnellata portata a smaltimento, mentre in passato i prezzi arrivavano a 200); un altro alla Regione, tramite la costituzione di un tavolo tecnico per esaminare gli aspetti riguardanti le autorizzazioni in capo a Cirsu, in particolare quella relativa al nuovo invaso, quasi pronto, da cinquemila metri cubi.

«Questo», spiega Mastromauro, «per evitare di tornare al turismo dei rifiuti e doverli portare fuori Regione, così come abbiamo fatto per anni a causa di scelte sbagliate e con aggravio di spese sui bilanci comunali. È una situazione seria, che continueremo ad affrontare con serietà nell’interesse dei territori. Invito quindi tutti a rispettare tale lavoro e a non avanzare ipotesi che potrebbero prefigurare futuri assetti che privilegerebbero privati. Noi siamo il pubblico e dobbiamo fare gli interessi della collettività».

Il riferimento di Mastromauro è alla proposta di Brucchi di istituire un gestore unico provinciale. «Rispetto alle affermazioni di Brucchi», prosegue il sindaco giuliese, «evidenzio un po’ di confusione. Il sindaco di Teramo ha giustamente ricordato una mia proposta, da lui appoggiata, che riguardava la costituzione di una holding fra i 4 consorzi interamente pubblici della Provincia (Cirsu, Piomba Fino, Mote e Val Vibrata, ndr) e non certo per il gestore unico, che è altra cosa. Mettere insieme 4 poli pubblici vuol dire costituire un unico soggetto che ha la proprietà degli impianti di trattamento e conferimento. È una cosa diversa da gestore unico che si occupa di raccolta e smaltimento. Il gestore unico è auspicabile, ma ci vorrà tempo perché non è stata colta l’opportunità, nel 2011, quando Giulianova iniziò l’iter per dotarsi di un gestore unico attraverso il bando europeo e proposi ad altri comuni di farlo insieme».

Margherita Totaro

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