Il gasolio torna ad aumentare I marinai: pronti ad altri scioperi

Staffilano della Federpesca: «Preoccupazioni per la ripresa dell’attività dopo il fermo biologico» Timori anche per le barche del pesce azzurro: «Guadagni bassi, una cassa di alici venduta a 3 euro»
GIULIANOVA. Il prezzo del gasolio torna a lievitare attestandosi a un euro e venti a litro: con questo presupposto, si rischia una nuova ondata di sciopero dei pescatori, a conclusione del fermo biologico.
Lancia l’allarme il rappresentante regionale di Federpesca Vincenzo Staffilano, che si dice preoccupato per la situazione che si sta prefigurando in prossimità del rientro in mare finito il fermo biologico, che terminerà il 21 settembre. Non si esclude di questo passo, un’altra ondata di scioperi dei marittimi, considerato l’ulteriore rincaro del prezzo del gasolio, tornato a cifre proibitive, che penalizza fortemente i guadagni. «Sono quotidianamente in contatto con i pescatori giuliesi, ma anche con la marineria pescarese e tutti si dicono stremati da questa situazione, che purtroppo perdura da mesi e mesi», dichiara Staffilano, « il costo del carburante è nuovamente schizzato alle stelle, alcuni armatori non sono intenzionati a tornare in mare in autunno. Il prezzo del gasolio dovrebbe scendere sotto l’euro, ed attestarsi almeno sugli 80 centesimi per garantire dei guadagni; diversamente per la categoria diventa disastroso, fra contribuiti previdenziali e assistenziali e le varie spese da corrispondere. Fortunatamente grazie alla proroga per altri tre mesi, quindi fino a settembre, del credito d’imposta al 20%, si riesce un po’ ad ammortizzare questo scompenso, ma non è comunque sufficiente».
Secondo Staffilano, di questo passo, la pesca a strascico nel porto di Giulianova rischierà di scomparire: nessuno, a queste condizioni, è incentivato a proseguire la propria attività. «Ci auguriamo che il prossimo governo», sottolinea Staffilano , «si adoperi per un piano triennale dove venga inserita la rottamazione delle licenze». Ma il problema legato al caro carburante non sta avendo ripercussioni soltanto sul settore della pesca a strascico: anche le volanti del pesce azzurro, soffrono di questa situazione, che si unisce a gli scarsi ricavi della vendita del pescato. «Attualmente una cassa di alici di 8 chili viene venduta alla cifra risibile 3 euro al pezzo: i pescatori delle volanti in questo modo, ogni volta che escono in mare, vanno soltanto a rimetterci», conclude Staffilano, «i guadagni sono nulli con il prezzo inaccessibile del carburante e anche molti di loro, concluso il fermo pesca, non torneranno in mare se la situazione rimarrà la stessa. Per il momento non ci resta che aspettare e seguire l’evoluzione di due fattori: la situazione internazionale legata al conflitto in Ucraina e, a livello nazionale, gli sviluppi per il comparto pesca dopo le elezioni».
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