Il geologo: «In Vibrata lento movimento delle colline»

19 Dicembre 2018

Non c’è allarme perché sono pochi millimetri all’anno, ma il fenomeno esiste Secondo il ricercatore del Cnr Marrone c’è troppa acqua dispersa nei terreni

VAL VIBRATA. Sono impercettibili, ma i movimenti del suolo ci sono. Le colline della Val Vibrata, come le cronache hanno spesso raccontato, presentano la loro vulnerabilità tanto che, seppure con misure millimetriche, in alcuni punti si assiste ad uno scivolamento a valle. Va precisato subito che il fenomeno non deve destare allarmismi nella sua evoluzione, ma l’attenzione va posta soprattutto quando si tratta di programmazione urbana del territorio e delle sue infrastrutture. Il geologo del Cnr Giovanni Marrone conferma, in base alle sue rilevazioni, che il fenomeno esiste. «Geologicamente abbiamo delle colline relativamente giovani», spiega l’esperto, «da non permettere una compattezza tale da impedire lo scivolamento dei terreni. Sia la topografia che l’attività agricola, che è di tipo seminativo e non più arboreo, permette a queste colline di scivolare leggermente, per cui si parla di qualche millimetro l’anno. Il problema è che queste colline sono abitate e non esiste un apparato fognario. Come il Cnr ha dimostrato anche in altre zone, il 70 per cento delle frane in collina è dovuto alla mancanza di una rete fognaria. La fognature a raggiera permettono di buttare nel terreno qualcosa come 300 litri al giorno in media di acqua. Significa che se moltiplichiamo questa quantità di fluidi per il numero delle persone che abitano in quelle zone e per il numero delle costruzioni ecco dimostrato che molte di queste aree tendono a franare più facilmente, complici anche le acque piovane». Secondo Marrone, inoltre, sarebbe necessario passare ad una vegetazione arborea realizzando canali di raccolta delle acque, implementando anche la rete fognaria sulla quale convogliare le acque di dispersione che altrimenti finiscono nei terreni. In molte realtà rurali, infatti, le costruzioni non sono ancora raggiunte da una rete di raccolta acque reflue e si procede ancora con le vasche Imoff. Va aggiunto, poi, che spesso si addebitano colpe agli acquedotti, che invece non hanno colpa, mentre la responsabilità sarebbe nella mancanza dei sottoservizi. Ad essere maggiormente monitorate sono le colline che si affacciano lungo il Tronto e il Vibrata ma non fa eccezione alcuna realtà, dalla montagna al mare, quindi a partire da Civitella dove le frane di Ripe e Ponzano dimostrano la fragilità del territorio, per cui alla poca attenzione mostrata alla prevenzione dal dissesto idrogeologico si aggiunge anche la natura che inevitabilmente genera situazioni di emergenza ambientale come già dimostrato nel territorio civitellese.
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