«Il ghiacciaio Calderone non è in ripresa»

11 Settembre 2018

Ricercatore dell’ateneo dell’Aquila smentisce l’alpinista Peluzzi: «Fa troppo caldo perché si espanda»

PIETRACAMELA. Smentito l’alpinista teramano Davide Peluzzi: il ghiacciaio del Calderone non si sta affatto riprendendo. A dirlo è Paolo Tuccella, ricercatore in geofisica presso il dipartimento di Scienze chimiche e fisiche dell’università dell’Aquila.
«Il Ghiacciaio del Calderone», scrive in una nota Tuccella, «nel periodo compreso tra l’inizio del 1800 e il 2000 ha perso oltre il 90% del proprio volume e circa il 50% della sua superficie. A partire dal 2000 il ghiacciaio non è più un apparato unitario, ma è bensì diviso in due settori, uno superiore ed uno inferiore, separati da un salto roccioso. Attualmente il ghiaccio del Calderone è coperto da una coltre di detriti ed affiora in superficie solo in alcuni punti. Le misure raccolte nel 2015 e 2016 dall’associazione aquilana AQ Caput Frigoris e pubblicate nel 2017 sulla rivista specializzata Alpine and Mediterranean Quaternary mostrano che nella parte bassa lo spessore del ghiaccio sepolto varia da poco più di un metro ad un massimo di 25 metri, per uno spessore medio stimabile attorno ai 15 metri».
Tuccella è categorico: «Attualmente non vi è alcuna espansione del ghiacciaio, non ci sono le condizioni climatiche adatte per una ripresa. Affinché il ghiacciaio torni ad espandersi, la neve deve restare sulla superficie del ghiacciaio per diversi anni consecutivi (almeno dieci). Quest’anno, a differenza del 2017, la neve superficiale caduta in inverno è sopravvissuta alla stagione estiva. Il che non è indice di una ripresa del ghiacciaio, ma ci suggerisce solo che l’estate non è stata eccessivamente calda. In base alla serie di osservazioni raccolte dall’alpinista Cristiano Iurisci, profondo conoscitore dei nevai del Gran Sasso, si può affermare che negli anni passati ci sono state diverse stagioni con neve residua che aveva iniziato a trasformarsi in ghiaccio, ma gli effetti benefici sono stati neutralizzati da stagioni estive molto calde (2012 e 2017)».