Il giudice: «Dai Santoleri continui depistaggi»

11 Marzo 2018

Così il giudice accusa l’ex marito e il figlio in carcere per omicidio La difesa: «Nessuna falsità, la macchina volevano venderla da molto tempo»

GIULIANOVA. C’è un filo conduttore che lega le 55 pagine di ordinanza di custodia cautelare: per il gip di Ancona è «la continua attività di depistaggio e i tentativi di aggiustamento» di padre e figlio. In attesa della richiesta di arresto bis (quella della Procura teramana dopo il passaggio del caso da Ancona per competenza territoriale) e del ricorso al Riesame annunciato dalla difesa, l’omicidio della 64enne pittrice teatina Renata Rapposelli è nella dinamica ricostruita da investigatori e inquirenti anconetani. Che di una cosa sono certi: ad uccidere la donna sono stati Giuseppe e Simone Santoleri, 67 e 43 anni, ex marito e figlio, quel 9 ottobre dell’anno scorso quando la pittrice è andata nella loro abitazione giuliese. E’ successo al termine di una lite scoppiata per questioni economiche, in un contesto familiare di rancore e odio. Poi hanno chiuso il cadavere in una grossa busta, lo hanno nascosto in macchina per qualche giorno, coperto con un grosso scatolone e trasportato fino a Tolentino per liberarsene gettandolo in una scarpata. E, sostiene il gip, quando hanno scoperto che la loro Fiat seicento quel 12 ottobre era stata ripresa da alcune telecamere nella zona di Porto Sant’Elpidio hanno messo in atto «un chiaro tentativo di aggiustamento rispetto alla nuova risultanza istruttoria, prima non riconosciuta». Il riferimento è ad una conversazione tra padre e figlio intercettata in casa nel corso della quale, scrive il gip Carlo Cimini, «Simone ricorda al padre che il 12 ottobre si erano recati nelle Marche con l’intenzione di portare i vestiti di quest’ultimo nella casa della sorella in previsione di alcuni lavori edili che avrebbero dovuto effettuare nella loro abitazione di Giulianova». Una circostanza, sostiene il gip, smentita dalla sorella. «La donna», si legge nell’ordinanza, «ha chiarito che non era stata programmata con lei alcuni visita in Osimo da parte del padre e del fratello».Nei prossimi giorni, intanto, la difesa dovrebbe presentare ricorso al Riesame. Dice l’avvocato Gianluca Reitano, che assiste i due insieme ai colleghi Alessandro Angelozzi e Gianluca Carradori, «non ci sono mai stati tentativi di aggiustamento nè di depistaggio. A cominciare dalla questione legata alla rottamazione della macchina. Quella vettura è stata sequestrata ben quattro volte e, prima di essere restituita, sono sempre stati fatti esami approfonditi da parte del Ris. I Santoleri l’hanno riavuta solo su disposizione della Procura e l’idea di comprarne una nuova l’avevano da molto tempo».
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