Il giudice: il Vibrata era inquinato da scarichi abusivi «a non finire»
Le motivazioni della sentenza di assoluzione degli ex vertici della Ruzzo Reti per i depuratori «Sversamenti nel torrente da abitazioni e aziende non allacciate ad alcuna rete fognaria»
ALBA ADRIATICA. Non c’è stata epidemia colposa, non c’è stato disastro ambientale. Giuridicamente nessun reato provato al termine di un lungo processo. Ma in quelle quaranta pagine scritte per motivare una sentenza di assoluzione il giudice Flavio Conciatori, tra certezze tecniche e pronunciamenti della Cassazione, racconta la verità di un ambiente devastato con un torrente Vibrata «diventato negli anni un collettore di fogne segnato da scarichi abusivi a non finire». Le motivazioni sono quelle della sentenza con cui a giugno il tribunale ha assolto l'ex presidente della Ruzzo Reti Giacomo Di Pietro e altre cinque persone che all'epoca rivestivano ruoli dirigenziali, soprattutto nell'area tecnica, all'interno di Ruzzo e della controllata Spt, finite a processo per un presunto caso di inquinamento del mare di Alba nell’agosto del 2010.
Scrive Conciatori, ricordando il contenuto della perizia disposta a conclusione dell’istruttoria: «Lungo il corso del Vibrata, anche nei pressi del depuratore, vi sono numerosi scarichi abusivi dei cui reflui non risulta investigata la natura e la tipologia. Certo è che tali immissioni risultano quantitativamente tutt’altro che irrilevanti se si pone mente ai picchi anomali di inquinamento rilevati. Nella zona vi sono numerose abitazioni rurali non allacciate ad alcuna rete fognaria e al cui presidio provvedono altrettante vasche Imboff, le cui modalità e frequenze di svuotamento e trattamento sono sostanzialmente rimaste sconosciute, sebbene sia stato rimarcato il grande potenziale inquinante dei relativi reflui».
E ancora: «Certamente nella linea di raccolta delle acque bianche del lungomare di Alba Adriatica vi sono abusivamente allacciate utenze domestiche (e non solo) i cui scarichi raggiungevano così il torrente senza alcuna depurazione; che nei versanti delle colline che degradano nella valle del Vibrata risultano esservi allevamenti zootecnici i cui dati non costituiscono patrimonio istruttorio; che sono risultati episodi di picchi di inquinamento delle acque in periodi non di massima frequenza turistica e dunque di carico urbanistico non particolarmente elevato, dei quali non è stata individuata la ragione, ma che ben potrebbero coincidere con lo sversamento indiscriminato di reflui non trattati, eventualmente provenienti da vasche Imboff». E conclude: «Restano da esaminare le imputazioni relative alla colpevolmente carente gestione degli impianti di depurazione di Alba, Corropoli, Nereto, Sant’Egidio, Sant’Omero dei quali si è pure incidentalmente trattato, ma le cui fattispecie delittuose appaiono ormai estinte per prescrizioni».
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