Il giudice: «Non è stata un’azione di alto valore sociale»

25 Gennaio 2019

TERAMO. «In merito agli scopi della occupazione che indubbiamente erano quelli di porre a disposizione della cittadinanza uno spazio per pubbliche rappresentazioni culturali si ritiene che esso non...

TERAMO. «In merito agli scopi della occupazione che indubbiamente erano quelli di porre a disposizione della cittadinanza uno spazio per pubbliche rappresentazioni culturali si ritiene che esso non scrimini la condotta tenuta». È uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza di condanna per l’occupazione dell’ex Oviesse. Nei giorni scorsi il giudice onorario di tribunale Massimo Biscardi ha condannato al pagamento di 500 euro ciascuno le 12 persone accusate dalla Procura di invasione di edifici per l’occupazione dei locali di corso San Giorgio del gennaio 2014. Tra loro ci sono anche i musicisti Enrico Melozzi e Mauro Baiocco.
Scrive nelle motivazioni il giudice che fa riferimento ad una sentenza della Cassazione: «L’attenuante dei motivi di particolare valore morale e sociale può trovare applicazione soltanto quando la spinta a commettere il fatto valutato come illecito dall’ordinamento abbia tratto origine da valori comunemente avvertiti dalla coscienza collettiva: in altre parole occorre l’obiettiva rispondenza del motivo perseguito a valori etici o sociali effettivamente apprezzabili e, come tali, riconosciuti preminenti dalla collettività. Non può ritenersi tale la ricerca di nuovi spazi culturali mediante la illecita occupazione di immobili comunali».
Quella mattina del 18 gennaio di cinque anni fa il gruppo di artisti ed esponenti del mondo culturale, sulla scia di quella che all’epoca era stata l’occupazione romana del teatro Della Valle, entrò nei locali di corso San Giorgio di proprietà del Comune per trasformarli nel Nuovo Teatro Teramo. Per circa due settimane quei locali ospitarono mostre, concerti, presentazione di libri e spettacoli vari. Nella notte tra il 3 e il 4 febbraio con un blitz della polizia i locali vennero sgomberati in esecuzione di un provvedimento giudiziario, precisamente un sequestro preventivo dell’immobile. A chiedere al giudice i sigilli fu la Procura dopo i primi rapporti inoltrati dalla polizia. Le difese dei 12 hanno preannunciato ricorso in appello.(d.p.)
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