Il giudice si oppone ma viene trasferita lo stesso

Il caso di una cuoca in servizio alla mensa dei vigili, nuovo ricorso alla magistratura
TERAMO. Appena pochi mesi fa il giudice del lavoro aveva bloccato il trasferimento a Pescara stabilendo che il lavoratore disabile, anche qualora la disabilità non si configuri come grave, non può essere trasferito ad altra sede e accertando il reato di mobbing.
Ma per una donna ultrasessantenne dipendente di un’azienda che svolge il servizio di ristorazione e mensa presso la caserma dei vigili del fuoco di Teramo, nonostante il pronunciamento del giudice che ha accolto il suo ricorso, è arrivato il secondo trasferimento sempre a Pescara. «Annullato il trasferimento dal tribunale», dice l’avvocato Sigmar Frattarelli, legale della donna, «la lavoratrice è tornata al suo posto di lavoro nella sede di Teramo e parava che finalmente il suo calvario fosse terminato, ma purtroppo non è stato così. Infatti pochi giorni fa incredibilmente è arrivata una nuova lettera con la quale le è stato comunicato un nuovo e ulteriore provvedimento di trasferimento sempre presso la sede dei vigili del fuoco di Pescara. Lo sgomento è stato enorme dopo tutte le vicissitudini sofferte, dopo aver subito un’azione di mobbing accertata dal tribunale, dopo aver già subito due procedimenti di trasferimento entrambi annullati dal tribunale e dopo essersi ammalata a causa delle infiniti peersecuzioni sofferte».
E aggiunge il legale: «Stavolta il trasferimento è stringatamente motivato con una determinazione assunta direttamente dal comandante dei vigili del fuoco sulla base di una presunta e non meglio specificata sfiducia da parte della maggioranza del personale. Il nuovo e reiterato provvedimento di trasferimento nonostante tutto quello che in precedenza è accaduto ha davvero dell’incredibile e la situazione ormai ha assunto connotati grotteschi e paradossali. Siamo ben oltre il mobbing e l’intento vessatorio, già più volte accertati e stigmatizzati dal tribunale. Ora siamo al vero e proprio accanimento con l’aggravante che tali reiterate ingiustizie vanno a colpire una persona già ammalatasi in modo permanente a causa delle vessazioni e condotte mobbizzanti e già gravemente fiaccata nel fisico e nel morale».
Il caso, dunque, è destinato nuovamente a finire in tribunale. « Ovviamente non possiamo che rivolgerci di nuovo, per l’ennesima volta, al tribunale», conclude il legale, « alfine di ottenere l’annullamento del trasferimento e per chiedere il risarcimento degli ulteriori danni causati dall’aggravamento della patologia, sottolineando l’amarezza e lo sconforto dovuti al fatto che gli attacchi a una lavoratrice che nel corso di tanti anni ha sempre svolto con onestà e sacrificio il suo lavoro non si arrestano neppure di fronte alle plurime decisioni del tribunale».(d.p.)
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