Il giudice: Telecom sposti i cavi e paghi

1 Aprile 2019

Accolto il ricorso di un cittadino, la società gli aveva chiesto di sostenere le spese per togliere gli impianti dal suo terreno

TERAMO. Per più di vent’anni quei cavi telefonici sono rimasti sul suo terreno. Indispensabili per garantire il servizio sia a lui sia ad altri residenti della zona (in questo caso a sua insaputa). Ma quando ha chiesto alla Telecom di spostarli perché su quell’area avrebbe dovuto costruire una casa per il figlio, si è sentito rispondere che avrebbe dovuto fare tutto pagando di tasca propria. Ci ha pensato il pronunciamento del tribunale a dare ragione ad un cittadino teramano e a condannare la Telecom Italia spa a provvedere a proprie spese alla rimozione di impianti, fili e cavi presenti sul terreno.
La sentenza del giudice ordinario di tribunale Pasquale Giovannucci è arrivata in accoglimento del ricorso del cittadino assistito dall’avvocato Daniele Di Furia. Ha scritto il magistrato nella sentenza facendo riferimento, in particolare, alle norme presenti nel codice delle comunicazioni elettroniche: «È evidente che la legge fa salvo il legittimo diritto ad ottenere la rimozione e l’apposizione in altro luogo di tutte le opere e materiali insistenti e facenti capo alla società telefonica. Infatti, dalla lettura della detta normativa si evince che il proprietario di un terreno anche se gravato da servitù, può legittimamente richiedere la rimozione dei sostegni e dei cavi che ostacolano la costruzione di un fabbricato adibito a civile abitazione e che il proprietario deve trovare soddisfazione senza per ciò dover sopportare in alcun modo l’onere economico salvo che sia diversamente stabilito nella autorizzazione o nel provvedimento amministrativo che costituisce la servitù». Quesito, quest’ultimo, chiarito nell’autorizzazione del 1992 con cui il cittadino prestava il proprio consenso all’installazione telefonica sul proprio terreno e l’allora Sip scriveva testualmente che: «La proprietà, in ogni momento, potrà fare sul suo fondo qualunque innovazione ancorchè essa importi la rimozione o il diverso collocamento degli impianti né per questi dovrà alcuna indennità». E non solo. Nella sentenza, infatti, il giudice aggiunge: «Ma vi è dell’altro poichè nel corso dell’istruttoria è anche emerso che l’abusività dei cavi telefonici appoggiati sull’abitazione del ricorrente risiede, inoltre, nel fatto che essi servono anche abitazioni vicine a quella di quest’ultimo e soprattutto senza la preventiva autorizzazione in tal senso dell’attore. Quest’ultimo, infatti, ha semplicemente prestato il consenso all’attraversamento dei collegamenti occorrenti per l’utilizzo della propria utenza. Non risulta, infatti, dall’autorizzazione rilasciata dall’attore alcun consenso al collegamento dei cavi alla rete di terzi».
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