Il Grillo chiede 28 milioni al Comune

3 Dicembre 2016

La società pretende di essere risarcita per l’opera costruita. I permessi iniziali furono annullati perché illegittimi

MARTINSICURO. Oltre 28 milioni di euro. Questa la richiesta risarcitoria che la società Grillo Centro Affari Srl ha avanzato al Comune di Martinsicuro, con una lettera inviata il 28 novembre scorso dall’avvocato Francesco Marozzi, per l'annosa vicenda del centro commerciale di Villa Rosa. La società in virtù della sentenza emessa dalla Corte di appello dell'Aquila in data 22 ottobre 2015, che ha assolto con la formula "perché il fatto non costituisce reato" i progettisti e con la formula "per non aver commesso il fatto" i legali rappresentanti della società, è rimasta in attesa per oltre un anno affinché si potesse trovare una soluzione transattiva con l'amministrazione comunale, ma ciò non è accaduto. Per cui, visto che la stessa amministrazione pretende il pagamento di una somma di circa 6 milioni di euro per la sanatoria dell'abuso o se non si addivenisse a ciò la demolizione della parte ritenuta abusiva, così come richiamato nelle sentenze amministrative, per tutelare i propri interessi la società chiede un risarcimento di 28 milioni e 284mila euro.

La società ha dato il tempo massimo di 15 giorni affinché il Comune di Martinsicuro si adoperi per la disponibilità del risarcimento e comunque ad avviare un confronto in ordine all'esaudimento della richiesta presentata. Si prospetta un altro contenzioso milionario, che in futuro potrebbe andare a gravare pesantemente sulle casse comunali e sugli stessi cittadini. In ballo c’è una somma milionaria che, se riconosciuta dai tribunali, porterebbe il Comune truentino ad un dissesto finanziario difficile da sanare.

La storia comincia nel 2003 con la proposta dell’azienda agricola Fratelli Pierantozzi per la realizzazione di strutture commerciali. Il Comune nel 2005 rilascia i permessi a costruire per circa 24mila metri quadri. Nel 2010, con il centro in avanzatissima fase di costruzione, il Comune comunica alla società Grillo Centro Affari di ritenere illegali le superfici riducendole di circa il 50% e annullando i precedenti titoli. Ne scaturisce un’inchiesta penale che porta, sempre nel 2010, al sequestro preventivo delle opere per la parte ritenuta illegittima, e comincia un contenzioso giudiziario su due fronti. Dal punto di vista amministrativo i ricorsi della società per annullare la delibera con cui il Comune revocava i permessi a costruire iniziali sono stati tutti respinti: dunque deve considerarsi definita la dichiarazione di illegittimità della superficie originariamente assentita, tanto che il Comune nel luglio scorso ha comunicato al Grillo l’avvio della procedura di demolizione. Invece il procedimento penale ha visto assolti tutti gli imputati e la sentenza passata in giudicato ha accertato che «non vi fu alcuna falsa attestazione» da parte degli imputati e che «gli organi preposti approvarono scientemente e consapevolmente un progetto che prevedeva la realizzazione di superfici indicate con chiarezza sia nelle tavole planimetriche che nella relazione tecnica e ne è la riprova il fatto che gli oneri concessori furono pagati dalla società titolare del permesso a costruire in proporzione a quelle superfici». Dunque, secondo la Grillo, il comportamento del Comune «nel rilasciare atti e permessi illegittimi», peraltro annullati «con inescusabile lunghissimo ritardo», determina un obbligo risarcitorio da danno emergente che la società ha fatto quantificare da un perito di parte, riservandosi un’ulteriore richiesta per il danno da lucro cessante che verrà proposta dopo aver fatto svolgere un’altra perizia.

Sandro Di Stanislao

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