Il gruppo Gabrielli si aggiudica all’asta l’area ex Villeroy

1 Ottobre 2016

Sua l’unica offerta pervenuta e solo per il lotto principale L’altro (la palazzina dov’è Teleponte) resta invenduto

TERAMO. E’ stato aggiudicato al gruppo Gabrielli – unico offerente – il secondo lotto della zona ex Villeroy & Boch messo a bando dall’Arap (ex Consorzio industriale di Teramo). L'ex compendio Villeroy-Spea era stato suddiviso dalla società cedente in due lotti. Il primo comprende la palazzina che ospita la sede teramana dell'Arap e Teleponte, e la base d'asta era di due milioni e 33mila euro. È rimasto invenduto per mancanza di offerte. Il secondo, il principale, comprende l'ex area industriale, la palazzina che insiste su via Gammarana, attuale sede del laboratorio Astra, e l’attuale sede del ristorante-pizzeria La Stazione. La base d'asta in questo caso era di cinque milioni 766mila euro. Nel lotto principale vanno considerati anche il grande piazzale nel quale fino all'anno scorso si svolgevano i concerti pre-primo maggio e una palazzina incompiuta. Ieri mattina, con la formalità di rito, vista l’unica proposta arrivata, la busta è stata aperta e c’è stata l’aggiudicazione al gruppo marchigiano dei supermercati Tigre.

Una decisione che non è piaciuta al presidente dell’Api Teramo, Alfonso Marcozzi, che da tempo si era battuto, con appelli inascoltati, per ribadire la presenza su quei due lotti di un vincolo perenne risalente al 1954, con tanto di documentazione alla mano, precedente al passaggio di proprietà che nel 1992 venne fatto dalla Spea al Consorzio per lo sviluppo industriale.

«E’ vergognoso quanto accaduto, a testimonianza di come siano dormienti i nostri politici locali», ha detto Marcozzi, ricordando come quell’area di circa 4mila metri quadrati fu donata alla collettività dall’allora sindaco di Teramo, Gaetano Biocca, con un vincolo a vita.

«C’è stata grande superficialità in tutto questo passaggio», continua Marcozzi, «e nonostante le nostre sollecitazioni, nessuno si è preso la briga di leggere tutta la documentazione che più volte abbiamo messo a disposizione degli interessati. Avevamo posto forti dubbi sulla legittimità del bando e, in ogni caso, ci auguravamo che le risorse di un’eventuale vendita rimanessero sul territorio. Per questo auspichiamo che l’Arap non utilizzi questi soldi per ripianare qualche suo buco ma li riversi sul territorio».

E ribadendo come in origine questi beni furono donati alla città e, dunque, appartengono di fatto ai teramani, Marcozzi invita il sindaco e il presidente della Provincia di Teramo ad approfondire il discorso, valutando anche la possibilità di impugnare l’atto e comunque di ragionare con l’azienda regionale in modo da garantire alla collettività teramana il beneficio della vendita di questi terreni.(red.te)

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