Il lungo abbraccio della sua gente

23 Maggio 2016

Erano centinaia per l’arrivo del feretro da Roma nella notte Poi un fiume di folla per l’omaggio nella camera ardente

TERAMO. Il lungo abbraccio comincia all’una di notte. E non è una cosa per pochi intimi nonostante l’orario. Quando il feretro di Marco Pannella arriva da Roma ci sono centinaia di persone ad aspettarlo sotto al municipio, in testa sindaco e presidente della Provincia con tanto di fascia. E scatta il primo, fragoroso, lunghissimo applauso, uno dei tanti che sono scoppiati nella camera ardente, durante il corteo funebre e perfino al cimitero. Applausi, come si usa adesso ai funerali, espressione di affetto e commozione autentici, ma che hanno infastidito più di una persona, tra cui Emma Bonino, che li ha trovati fuori luogo, anche perché lo stesso Pannella non li avrebbe graditi alla sua cerimonia funebre.

Allestita la camera ardente nella notte c’è stato il primo omaggio dei teramani al loro concittadino. Poi, fin dalle prime ore del mattino è cominciata la lunga, interminabile sfilata di cittadini, autorità, politici, militanti radicali. Impossibile contarli, ma erano migliaia. Un afflusso continuo, più rado nella prima parte della mattinata, poi sempre più intenso col passare delle ore.

La bara è al centro della sala consiliare, coperta dalla bandiera del Tibet, omaggio del Dalai Lama. Sopra la chiave della città, consegnatagli pochi giorni prima della morte dal sindaco Maurizio Brucchi, che Pannella ha voluto portare con sè nella clinica dove sarebbe spirato poche ore dopo. La gente arriva dopo aver fatto una lunga coda sulle scale, gira intorno al feretro, lo tocca, manda un bacio. C’è chi si commuove fino alle lacrime, chi guarda la bara e sorride mestamente. Molti si fanno il segno della croce, molti altri no. C’è chi lascia un fiore. C’è chi gira intorno al feretro e si guarda intorno un po’ spaesato. Una sfilata infinita, nella quale però si vedono poche facce di giovani e non è un bel segnale.

Seduta sui banchi del consiglio c’è Mirella Parachini, la compagna di una vita di Pannella, che sorride a tutti, tutti ringrazia ogni tanto si perde con lo sguardo nel vuoto. C’è Emma Bonino (che non dirà una sola parola per tutta la cerimonia), c’è Laura Bernardini, ci sono Laura Hart e Matteo Angioli, gli angeli custodi di Marco, i due ragazzi che gli sono stati vicini negli ultimi tempi. C’è Vincenzo Di Nanna, segretario abruzzese di Aministia, Giustizia e Libertà, punto di riferimento di Pannella a Teramo. Dietro al feretro campeggiano i gonfaloni di Teramo e di altri Comuni della provincia, quello dell’Aquila con il sindaco Massimo Cialente, quello della Regione che accompagna Luciano D’Alfonso, e lo stendardo dell’università di Teramo, rappresentata dal rettore Luciano D’Amico. Ci sono tanti sindaci, da Francesco Mastromauro di Giulianova a Enio Pavone di Rosetoe tanti altri. Sfilano i politici abruzzesi o legati all’Abruzzo come Gaetano Quagliarello, che ricorda la sua militanza radicale dalla quale si distaccò – dice – quando il partito virò sulla campagna antiproibizionista per la droga. Si vede Antonio Razzi, che stringe qualche mano e poi si eclissa nella folla.

Alle 2 in punto, secondo programma, le orazioni funebri e al termine il feretro lascia la sala consiliare; all’uscita un altro interminabile applauso, che smorza il grido «amnistia, amnistia» dei militanti radicali. Quando inizia il corteo che accompagna la salma fino all’arco di Porta Madonna; lì scatta l’ennesimo applauso accompagnato da un coro da stadio. «Marco, Marco», grida la gente. Marco è tornato, anzi no. Lo disse lui stesso in una delle sue recenti apparizioni teramane: «Io questa città non l’ho mai lasciata».

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