«Il megaparcheggio non può restare così Deturpa la collina»

Il capogruppo del Pd Pilotti favorevole al nuovo ospedale «ma è urgente un dibattito anche sulle vecchie strutture»
TERAMO. Ben venga un nuovo ospedale, ma bisogna decidere che fare del vecchio Mazzini e in particolare del megaparcheggio. Luca Pilotti, capogruppo del Pd in Comune, affronta con chiarezza l’argomento tornato di attualità dopo la costituzione, nella Asl, di un gruppo di valutazione su un progetto per realizzare il presidio a Piano d’Accio, con un project financing.
Sgombriamo il campo dal primo dubbio: è favorevole al nuovo ospedale?
«La notizia circa la ricezione da parte della Asl di una proposta per la realizzazione di una struttura moderna e rispondente ai nuovi parametri e alle nuove esigenze in materia di prestazioni ospedaliere, confacente ai nuovi dettami della legislazione di riordino sanitaria, non può che essere accolta con favore, in quanto, appunto, strumento volto a migliorare l’offerta sanitaria e ad arricchire il territorio, con importanti ricadute sociali, rappresentando indubbiamente un’opera essenziale per la città. A tal fine è necessario che l’amministrazione comunale avvii immediatamente un’interlocuzione con la Asl, per affrontare le questioni che un’opera tanto importante è destinata ad assumere anche in termini di ricadute che la stessa sicuramente produrrà sulla città, sia in termini di scelte strategiche, urbanistiche, di viabilità e quant’altro; a partire in primo luogo dalla scelta del sito ove realizzare il nuovo ospedale, di assoluta centralità».
E immagino anche a come utilizzare le vecchie strutture.
«Certo. Bisogna pensare subito alla destinazione che dovrà essere data all’attuale ospedale. Ma anche a che fare del megaparcheggio. Quell’intervento, per la cui attuazione si è andati a edificare su un bellissimo spazio verde collinare, prevedeva tra l’altro un “autopark ricostruito secondo l’orografia originaria al fine di attutire l’impatto ambientale dell’organismo edilizio, rivestito in speciali tecnotessuti (pareti di inerbimento verticali)”, oltre a servizi accessori tra cui una chiesa, una foresteria, nuovi spazi per i commercianti che avevano le loro attività in chioschi di proprietà sul piazzale. Sempre per ridurre l’impatto ambientale si prevedeva anche una “vela-copertura (in legno lamellare e laminati rame/acciaio)».
E il Mazzini avrebbe dovuto essere circondato dal verde ma il “project” è saltato e Asl e imprese sono finiti in tribunale. E resta uno scheletro di 7 piani.
«Tutto questo non può ricadere sulla collettività, così come invece accade con un’opera lasciata a metà e sulla cui ultimazione non è dato di sapere. Un’opera che a tutt’oggi appare realizzata con risultato assolutamente opposto all’idea progettuale di basso impatto ambientale e organicità dei servizi offerti. Ben venga dunque l’apertura di un dibattito sul nuovo ospedale, per il quale auspichiamo scelte condivise, ma è necessario che si discuta anche del Mazzini che non può rimanere nella situazione attuale e per cui occorre che vi sia l’assunzione di precisi impegni da parte della Asl».
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