Il mercato in città riparte «Ma il settore è a pezzi»

10 Gennaio 2021

Gli ambulanti lanciano l’allarme: «Di questo passo tanti dovranno abbandonare In un anno abbiamo perso oltre la metà del fatturato e i ristori sono insufficienti»

TERAMO. Tra i settori maggiormente colpiti dal primo lockdown e dalla restrizioni sia della zona arancione (che non permette gli spostamenti tra comuni) che di quella rossa (dove sono consentiti solo i mercati alimentari) c'è sicuramente quello delle fiere e dei mercati. E anche a Teramo la ripartenza del mercato post zona rossa natalizia, nonostante un discreto afflusso di persone, non è stata delle migliori complice il maltempo. Ma a preoccupare le associazioni di categoria sono soprattutto le previsioni per il 2021, che potrebbero portare molti ambulanti a chiudere la propria attività dopo un 2020 caratterizzato per tutti da una perdita importante di fatturato e per i fieristi, fermi da febbraio, spesso alla totale assenza di reddito.
Tornando a Teramo, per l’assessore al commercio Antonio Filipponi la ripartenza di ieri «è andata abbastanza bene, a parte il maltempo e qualche problema legato ai posteggi». «Anche se il tempo non è stato certo favorevole», sottolinea Sergio Di Fiore della Fiva Confcommercio, «l'afflusso di clienti è stato abbastanza buono, anche se ovviamente ha risentito del fatto di essere in zona arancione. Di solito a Teramo il mercato del sabato richiama anche persone da altri comuni, ma in zona arancione non ci si può spostare da un comune all'altro». Una limitazione che, dal dibattito in corso a livello nazionale, dovrebbe proseguire almeno fino a fine gennaio, con i weekend destinati a restare arancioni anche all'interno delle cosiddette zone gialle. «A parte l'alimentare, che ha lavorato quasi sempre, tutto il resto è stato fortemente penalizzato», continua Di Fiore, «direi che nell'anno passato abbiamo perso più del 50 per cento di fatturato. Anche a dicembre, nell'arco di 20 giorni, avremo lavorato 6-7 giorni al massimo. E anche con la ripartenza la gente, nell'incertezza, spende poco. Penso che il 2021 non sarà meglio, visto che si porta dietro le stesse problematiche. Anche per noi riprogrammare, acquistare la merce a marzo per la nuova stagione, non sarà facile».
Una preoccupazione condivisa da Domenico Giampaolo, di Anva Confesercenti. «Oggi a Teramo è ripartito il mercato, ma il tempo non c'è stato vicino», sottolinea, «in ogni caso per noi lavorare è già una gran cosa, anche perché la nostra è una delle categorie che sta soffrendo di più». Giampaolo evidenzia come a patire maggiormente siano i fieristi, fermi ormai da febbraio. «È un periodo molto duro, i fieristi di fatto non lavorano da quasi un anno», dichiara, «e anche chi lavora con il mercato non sa se acquistare o no nuova merce perché non sa se domani lavorerà o meno, se ci saranno nuove chiusure. Non c'è alcuna sicurezza». Una situazione drammatica a fronte della quale i ristori sarebbero del tutto insufficienti. «Alcuni hanno ricevuto poco, altri nulla», continua, «e credo che in generale i ristori siano stati distribuiti male, mettendo tutti sullo stesso piano. Sopravvivere ricevendo 2.500-3mila euro di ristori l'anno è dura. Se a questo aggiungiamo che i pagamenti non sono stati sospesi è evidente come la situazione sia drammatica. Credo che molti chiuderanno perché non avranno la forza di ripartire».
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