«Il mondo reale non esiste più»
Lo psicologo Orfanelli: «Un’età sempre più difficile e piena di disagi»
TERAMO. «Nel mondo ogni 40 secondi c’è una persona che si uccide e sono soprattutto giovani, a volte giovanissimi. E oggi i social spesso sono gli unici confidenti di un profondo disagio». Giuseppe Orfanelli, psicologo e psicoterapeuta, specialista in criminologia clinica, docente di psicologia generale e giuridica al corso di laurea in scienze dell'investigazione dell'università dell'Aquila, consulente di varie Procure, ha una lunga esperienza maturata in anni di impegno professionale. «In un’era digitale in cui il concetto di privacy e intimità è diventato condiviso», dice con estrema chiarezza, «è quasi scontato utilizzare la tecnologia per trovare uno spazio personale, una dimensione che troppe volte non si riesce a creare nel mondo reale. Queste piattaforme virtuali diventano vetrine in cui ricercare approvazione e supporto, spinti dal bisogno di lasciare un segno indelebile e non sentirsi soli anche quando si vogliono commettere i gesti più estremi. Il disagio adolescenziale, perché a 19 anni l’adolescenza non è ancora una fase finita della vita, è un’età pericolosa, di passaggio da una fase all’altra della vita».
Secondo Orfanelli «ancora una volta il connubio scuola-famiglia diventa di fondamentale importanza per capire e fronteggiare situazioni di disagio che spesso possono essere nascosti da atteggiamenti apparentemente normali ma in realtà celano qualcosa».
Il professionista torna a sollecitare l'istituzione nelle scuole di uno psicologo. «La scuola è un grosso punto di riferimento», aggiunge, «e gli insegnanti sono tra i primi a poter notare situazioni che possono nascondere qualcosa. Per questo è importante che nelle scuole ci sia la figura dello psicologo che serve non solo ai ragazzi ma può diventare un valido supporto anche per gli insegnanti nelle modalità da seguire quando devono segnalare disagi percepiti».(d.p.)
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