Il nodo è: Italia Viva dentro o fuori?

27 Gennaio 2020

D’Alberto riflette se escludere o meno i renziani, ritenuti non affidabili dagli altri alleati. Oggi ripartono le consultazioni

TERAMO. Un altro giro veloce di consultazioni è previsto tra oggi e domani, poi il sindaco Gianguido D’Alberto andrà a chiudere la doppia operazione “allargamento della maggioranza più rimpasto di giunta” destinata, nelle intenzioni, a dare una svolta al suo mandato amministrativo.
Già si sapeva prima, e le consultazioni dei giorni scorsi lo hanno confermato: il vero nodo per D’Alberto, che ha incassato il sostanziale sì a entrare in maggioranza da parte di Giovanni Cavallari di “Bella Teramo” e del duo Mauro Di Dalmazio-Graziano Ciapanna dell’altra coalizione civica sconfitta nel 2018, è Italia Viva. Tener dentro questa forza, che di fatto ha rimpiazzato la civica Teramo 3.0, e di conseguenza tenere in giunta Maria Cristina Marroni (magari non più come vice sindaco), oppure far fuori l’una e l’altra? Di sicuro la permanenza in maggioranza di Italia Viva comporterebbe un doppio problema: sia sul versante programmatico, visto che non è detto che gli ex Teramo 3.0 aderiscano al rinnovo del programma (inevitabile visti i nuovi ingressi in maggioranza), sia sul versante politico. E qui la tensione già si taglia a fette da tempo. L’altolà su Italia Viva l’hanno fatto in diversi, tra gli alleati di D’Alberto, visto che il partito di Renzi in provincia è il duo Ginoble-Minosse, ex dirigenza del Pd che negli anni ha fatto scappare una fetta dei Dem teramani (Cavallari e D’Alberto con i suoi fedelissimi su tutti) e ha avuto rapporti gravemente conflittuali con chi è rimasto. Il fatto che con la delegazione di Italia Viva ricevuta da D’Alberto si sia presentato anche Alfonso Di Sabatino Martina, ex vice di Brucchi, certamente non aiuta. Ma, al di là di questo, la questione Ruzzo (con Italia Viva che ha fatto asse con il centrodestra, Lega esclusa, contro D’Alberto e il Pd) è ancora fresca. Anzi, Italia Viva è nata in Comune nelle more di questa vicenda e nelle imminenze dell’assemblea dell’acquedotto, e nessuno crede sia stato un caso.
Le controindicazioni della cacciata di Italia Viva quali sono? D’Alberto perderebbe l’appoggio di tre consiglieri comunali che finora in aula lo hanno sempre sostenuto, sebbene non siano mai stati organici a un disegno comune vista l’ambiguità di posizionamento di Teramo 3.0. E perderebbe Maria Cristina Marroni, che non è stata certo tra gli assessori che si sono comportati peggio. Ma il problema è: quelli di Italia Viva sono affidabili o non affidabili? Possono stare in un progetto politico che, come ha ribadito D’Alberto, si pone obiettivi ambiziosi ed extracomunali? Sembra più no che sì.
Altra considerazione, i numeri della giunta. Se la maggioranza aumenta da 21 a 24 consiglieri, l’allargamento della giunta a nove è fuori discussione. Se invece D’Alberto toglie tre consiglieri e ne mette altri tre e due di questi (Di Dalmazio e Ciapanna) in giunta non entrano, potrebbe anche restare a sette. Risparmiando soldi e critiche.
L’unica cosa scontata, al momento, è il cambiamento delle deleghe. Quella al bilancio D’Alberto la deve dare per forza a qualcuno perché ha troppe cose da fare. E il primo candidato è Cavallari.(d.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .