Il parroco: «Bravi ragazzi, gran lavoratori»

Il processo a tre nigeriani per il presunto sequestro di clienti gay: in aula il sacerdote che li ha accolti
TERAMO. «Si sono sempre comportati bene, ragazzi tranquilli e gran lavoratori. Avevamo messo a loro disposizione con un contratto di comodato gratuito una casa di proprietà della parrocchia e mai avrei immaginato quello che è successo»: così in aula, nella sua veste di teste citato dalle difese, ha raccontato il sacerdote che all’epoca del loro arrivo in Italia aiutò i tre nigeriani che oggi sono a processo con le accuse, tutte contestate in concorso, di sequestro di persona a scopo estorsivo, rapina e lesioni.
Si è svolta ieri mattina una nuova udienza del processo in corso davanti alla Corte d’assise (presieduta dal giudice Francesco Ferretti, a latere il giudice Marco D’Antoni più i giudici popolari) ai tre cittadini nigeriani arrestati l’anno scorso. I tre, secondo l’accusa, avrebbero approcciato le vittime utilizzando un’app per incontri omosessuali con falsi nickname, poi le avrebbero minacciate per costringere a pagare somme variabili tra 100 e 400 euro. Accuse sempre respinte. I tre imputati sono difesi dagli avvocati Tulliola e Luigi Immanuel Aloè e Andrea Palazzeschi. Si torna in aula a luglio per la chiusura dell’istruttoria dibattimentale. Le indagini inizialmente sono state portate avanti dalla Procura teramana (pm titolare Davide Rosati) ma dopo i primi arresti sono passate alla Procura distrettuale (pm Simonetta Ciccarelli) dopo che, in sede di convalida dei primi provvedimenti, il gip di Teramo aveva dichiarato l’incompetenza funzionale per il tipo di reato di competenza della Distrettuale. Nessuna delle parti offese si è costituita parte civile. (d.p.)

