Il Pd a “Roseto al centro” «Un caso montato ad arte»

31 Agosto 2018

ROSETO. Per il Pd di Roseto si è trattato di «un volgare tritacarne di polemiche sterili» quello sollevato dal movimento “Roseto al Centro” in seguito all’annullamento della procedura seguita per la...

ROSETO. Per il Pd di Roseto si è trattato di «un volgare tritacarne di polemiche sterili» quello sollevato dal movimento “Roseto al Centro” in seguito all’annullamento della procedura seguita per la nomina del capo di gabinetto del sindaco che aveva visto la riconferma di Alessandra Di Cesare come capo di gabinetto del sindaco. Gli uffici incaricati avevano infatti omesso di convocare una delle candidate, Valeria Coppa, che peraltro aveva già ricoperto l’incarico durante la passata amministrazione, quella guidata da Enio Pavone. L’omessa convocazione, pare a causa di un errore di digitazione degli indirizzi email, ha scatenato nelle scorse ore una serie di attacchi da esponenti dell’opposizione, che hanno visto finire sotto accusa il sindaco Sabatino Di Girolamo e una dipendente. «Sono polemiche sterili poiché il “caso” montato ad arte dal gruppo di Enio Pavone svela quali fossero i metodi di chi ci amministrava in passato», rileva il Pd rosetano guidato da Simone Aloisi in una nota di replicando alle accuse mosse dall’ex assessore Maristella Urbini, «da avvocato e da ex amministratore di questo Comune dovrebbe sapere che gli atti che riguardano le selezioni, come nel caso del capo di gabinetto, fanno capo esclusivamente agli uffici amministrativi e che la politica (per fortuna) si tiene a debita distanza dalle procedure». A giudizio quindi del principale partito di maggioranza, il primo cittadino non poteva essere a conoscenza del malinteso e non era tenuto a verificare che tutto procedesse per il verso giusto. «Non spetta al sindaco infatti raccogliere le domande, valutare la congruità dei requisiti e convocare i candidati. Al sindaco spetta la scelta finale certo, ma non deve occuparsi della composizione della rosa degli aspiranti candidati», insiste il Pd rosetano, «Urbini, così come l’intero gruppo di Enio Pavone finge invece di non conoscere questi passaggi e, se davvero così fosse, la circostanza sarebbe piuttosto grave e sintomatica di un modus operandi che invece , forse, era appannaggio dell’ex sindaco». L’avviso per l’individuazione del capo di gabinetto del sindaco era stato pubblicato sull’albo pretorio dell’ente poco più di un mese fa. Al termine del bando, la commissione competente aveva ammesso 11 persone al colloquio, sottoposte alla valutazione del sindaco, che aveva ritenuto opportuno confermare per i prossimi tre anni il capo di gabinetto uscente Di Cesare. Valeria Coppa però ha lamentato la mancata convocazione. I conseguenti approfondimenti hanno confermato quanto aveva rilevato, costringendo l’amministrazione ad annullare la procedura e a pianificare dei nuovi colloqui.(p.s.)
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