Il Pd: Comune affossato dai derivati

Ci costeranno 400mila euro l’anno fino al 2025, per D’Alberto «l’amministrazione può e deve annullarli subito»
TERAMO. «I derivati costano al Comune quasi 400mila euro l'anno». A lanciare l'allarme sull'aumento dei costi dei contratti swap stipulati con due banche nel 2006, quando il sindaco era Gianni Chiodi, è il capogruppo del Pd in consiglio Gianguido D'Alberto. La spesa per questi contratti, che vincolano l'amministrazione fino al 2025, è aumentata del 30% rispetto all'anno scorso e il rappresentante della minoranza ritiene imprescindibile un intervento da parte dell'amministrazione. Il problema è che l'uscita anticipata dagli swap costerebbe all'ente oltre due milioni di euro.
«E’ evidente che ci troviamo in una situazione in cui annualmente paghiamo somme particolarmente rilevanti che incidono pesantemente sulle spese correnti», spiega D'Alberto, «e legate a contratti dai quali di fatto non sembra possibile liberarsi anticipatamente in modo indolore per le casse comunali». Da questa situazione il capogruppo del Pd desume che l'attivazione dei derivati da parte dell'amministrazione si sia rivelata «una scelta politica dannosa e che può essere messa in discussione anche sul piano della legittimità in virtù della recente giurisprudenza amministrativa che ha riconosciuto agli enti locali la possibilità di annullare in autotutela i relativi atti autorizzatori». D'Alberto fa riferimento in particolare a una sentenza del 2013 emessa dal Tar del Piemonte che ha ritenuto legittimo l'annullamento degli swap da parte del Comune di Omegna. Sulla scorta di questo pronunciamento, il rappresentante del Pd pone alcune questioni relative all'operazione posta in essere dall'amministrazione cittadina quasi dieci anni fa. «Per quale ragione la stipula dei contratti derivati del nostro Comune è stata autorizzata con una delibera di giunta anziché dal consiglio comunale?», chede D'Alberto, secondo cui la modalità scelta è in aperto contrasto con il Testo unico degli enti locali che attribuisce all'organo consiliare la competenza esclusiva per mutui e contratti in base ai quali vengono fissati impegni di spesa per gli anni successivi. «Qui non c’è solo una questione giuridica ma un dato politico rilevante», osserva il capogruppo dei democratici, «non è ammissibile che una maggioranza, una giunta, un esecutivo, faccia delle scelte che scarichino le loro conseguenze negative sulle consiliature e sulle generazioni successive».
D'Alberto sollecita chiarimenti anche sulla decisione d'individuare le banche contraenti senza ricorrere a una gara d'appalto. «Non si è agito in modo conforme ai canoni di sana gestione finanziaria», sottolinea, «privando l’ente dei benefici che sarebbero potuti derivare in termini di migliori condizioni economiche e contrattuali che di norma scaturiscono da una aperta competizione tra gli operatori». Secondo il capogruppo «la delicatezza della situazione non consente di ritardare ancora le scelte e le valutazioni dell'amministrazione», che deve smettere di «far finta di niente» e dire chiaramente quale strada vuole seguire per risolvere la questione.
Gennaro Della Monica
©RIPRODUZIONE RISERVATA

