Il Pd punta a mettere in campo due liste

11 Aprile 2018

Oltre a quella con il simbolo ce ne sarà una civica, per la candidatura torna in ballo Di Sabatino

TERAMO. La dote elettorale del Pd sarà condensata in due liste: una ufficiale, col simbolo, e l’altra civica, in appoggio. Sarà il piccolo esercito di 64 candidati che il partito metterà al seguito del proprio candidato. L’onda lunga e a tratti tumultuosa del confronto interno culminato nell’assemblea di martedì notte, alla quale sono stati chiamati dirigenti e amministratori, non ha ancora esaurito il suo effetto.
Decisivo, almeno stando alle indicazioni emerse dalla riunione, sarà l’incontro che dovrebbe tenersi a stretto. Lo scenario, comunque, si va delineando su alcune delle diverse e per alcuni aspetti contrastanti opzioni emerse finora. La maggioranza, espressione dell’ex deputato Tommaso Ginoble, punta su una duplice mossa: appoggio immediato all’ex Giovanni Cavallari o primarie. Per la minoranza si tratta di una doppia opportunità finta perché porterebbe allo stesso risultato.
La ristrettezza dei tempi per le primarie che andrebbero celebrate al massimo tra dieci gironi, considerato che le liste andranno presentate il 10 maggio, e la scarsità di concorrenti falserebbe la competizione. Cavallari di fatto al momento è l’unico nome certo in corsa per le primarie e senza un avversario credibile, che secondo la minoranza sarà difficile individuare a stretto giro, avrà partita vinta in partenza. Ecco perché, sempre stando alla tesi dell’ala minoritaria del Pd, la doppia scelta messa sul tavolo dalla dirigenza porterebbe allo stesso risultato. La minoranza ha atteso fino all’ultimo una presa di posizione forte in favore dei Dem dall’altro ex del partito Gianguido D’Alberto, candidato sindaco dell’alleanza civica che però si è detto indisponibile per le primarie avendo fiutato la possibile trappola.
Un pezzo del partito sarebbe comunque disposto a seguirlo in caso di ulteriori forzature da parte della maggioranza che non può permettersi spaccature letali. Per questo resta la soluzione del candidato interno, che eviterebbe la diaspora, guidando il partito e i suoi 64 aspirati consiglieri in una battaglia soli contro tutti disperata quanto avvincente. Per una sfida del genere, però, ci vuole un nome di peso e l’unico con la caratura necessaria è quello di Renzo Di Sabatino. Nonostante il passo indietro fatto nelle settimane scorse per trovare una sintesi di coalizione che non c’è, il presidente della provincia può portare il Pd fuori dal vicolo cieco in cui si è infilato. (g.d.m.)
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