Il Pd si spacca: «Una parte ha tradito»

D’Alonzo, Mariani, Monticelli, Di Pasquale e tanti sindaci pronti a confluire in un nuovo “contenitore politico”
TERAMO. Tanti amministratori del Pd. Più di quanti, forse, la storica sede di corso de Michetti non ne vedeva da tempo. Tutti affluiti ieri mattina non nella sede del partito ma nella sala del bar San Matteo, che li ha contenuti a stento. Tutti a testimoniare un profondo malessere, con diverse sfumature, per quel che è avvenuto nel partito in occasione delle elezioni in Provincia, ma non solo.
A dar fuoco alle polveri è il candidato non eletto presidente della Provincia, il sindaco di Crognaleto Giuseppe D’Alonzo, ma subito dopo intervengono il consigliere regionale Luciano Monticelli e il capogruppo Pd in Regione Sandro Mariani. E poi tanti sindaci e consiglieri – da Castelli a Castilenti, Mosciano, Pineto, Morro d’Óro, Montorio, Pietracamela, Notaresco, Colledara – ma anche Manola Di Pasquale, dirigente del partito e presidente dell’istituto zooprofilattico. E poi tanti consiglieri e assessori teramani iscritti e non: dal capogruppo Luca Pilotti, all’assessore Stefania Di Padova, ai consiglieri Dario Di Dario e Andrea Core, solo per citare alcuni nomi. Insomma, una fetta importante del Pd e del centrosinistra più in genere.
«C’è bisogno di una riflessione profonda sulle dinamiche interne al Pd e su quanto accaduto per la Provincia», ha esordito D’Alonzo, «non posso che astenermi dalla partecipazione al partito, che deve resettarsi. Mi autosospendo da un partito che non ha più un filo conduttore con il cittadino, che non ha più interesse alla tutela del territorio». D’Alonzo sventola una busta piena di tessere restituite da cittadini arrabbiati per quanto accaduto. E annuncia la creazione di un’associazione culturale, un “contenitore” dove confluiranno tutti gli scontenti.
Anche Monticelli è fra gli scontenti: tiene a precisare che lui, come altri, il filo diretto con la gente non l’ha mai reciso, però denuncia «coloro che colpiscono alle spalle una squadra, un’idea. E non è nemmeno vero che è la costa che non ha votato la montagna. Invece era il momento giusto per dare un riconoscimento a territori colpiti dal terremoto e poi la costa è forte se è forte l’interno». E ancora: «qualcuno ha tradito e c’è anche chi ha brindato. Quel brindisi grida vendetta politica».
Il riferimento è al sindaco di Valle Castellana, Camillo D’Angelo, un possibile candidato non scelto dal Pd, che ha postato su Fb la foto di un brindisi subito dopo l’elezione di Diego Di Bonaventura in Provincia (ma poi ha precisato che il brindisi era per festeggiare un amico).
L’affondo arriva da Mariani. «Non è solo una ripicca di una parte importante del Pd, non è solo la perdita della Provincia. E’ qualcosa di più profondo che va avanti da anni. Qualcuno ha un modo di fare di basso livello: indebolisce i territori per far fiorire altri». Mariani ha annunciato che è pronto a lasciare il partito, un partito «in cui devi sospettare che quello che ti sta accanto ti accoltelli da un momento all’altro. Le persone di qualità vanno “uccise” a tutti i costi. E’ un partito in cui ognuno può fare quello che vuole, non ci sono regole».
Una spaccatura profonda che può avere ripercussioni sulle regionali. «Sono preoccupato», osserva il capogruppo Pd, «su come continuare a stare sul territorio e dentro un ipotetico partito».
Manola Di Pasquale non è da meno: «Ormai da anni a tutti i livelli assistiamo a una “sindrome di Bruto”. Lo stesso è accaduto per il Comune di Teramo, quando un pezzo del Pd si è schierato contro il candidato scelto. La mancanza di regole fa venire meno un vincolo sociale all’interno del partito dove è in corso uno scontro fra due anime e uno scontro personale fatto di odio, rancore e vendetta. C’è stato il tradimento non di una persona ma di un programma che questa persona rappresenta».
Forte, fortissimo disagio per l’accaduto testimoniato anche dai sindaci di Mosciano e Pineto, Giuliano Galiffi e Robert Verrocchio in rappresentanza dei sindaci.
Tutto, ovviamente, senza nominare l’oggetto degli strali, senza dire a voce alta quelli che sono ritenuti i responsabili della sconfitta elettorale in Provincia. Insomma, i traditori, così sono stati definiti. I nomi si fanno al termine della conferenza stampa, al di fuori dell’ufficialità. Un grande imputato è l’ex parlamentare Tommaso Ginoble che avrebbe fatto mancare parecchi voti nei Comuni di fascia rossa, quasi tutti della costa. Secondo i calcoli nell’area di centrosinistra in questa fascia dei Comuni in cui rientrano fra gli altri Roseto, Pineto, Alba, sono mancati almeno 10 voti. Ma anche la Val Vibrata non ha risposto come si prevedeva e – sempre sottovoce – si dice che anche Dino Pepe all’ultimo minuto non abbia fatto votare D’Alonzo.
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