Il Pd squalifica cinque candidati

Deferiti alla commissione di garanzia Di Giambattista e altri quattro
MONTORIO. Il Partito Democratico chiede l’estromissione dal partito del candidato a sindaco Alessandro Di Giambattista e di altri quattro candidati consiglieri di Montorio e Isola.
A renderlo noto è il segretario provinciale del partito Piergiorgio Possenti, che in una nota chiarisce come dopo la presentazione delle liste relative alle elezioni amministrative comunali in Provincia il Pd «nei confronti di Alessandro Di Giambattista, Eva Cargini, Gabriele Cargini, Pasqualino Di Pietro, di Montorio al Vomano e per Francesca Melozzi di Isola del Gran Sasso è stata effettuata apposita segnalazione presso la competente commissione di garanzia regionale per la cancellazione dall'anagrafe del Partito Democratico». In sostanza, i cinque candidati non sono stati autorizzati a far parte di «liste contrapposte a quelle sostenute ufficialmente dal Pd, che nei due Comuni presenta quali candidati sindaco Eleonora Magno per la lista "Montorio Guarda Avanti" e Fiore Di Giacinto per la lista "Paese Mio"». E Possenti fa sapere che le sanzioni, che saranno comunicate all'esito dei lavori della commissione di garanzia, quasi sicuramente porteranno all'espulsione dei cinque dal partito. «Lo statuto nazionale parla chiaro», spiega il segretario provinciale, «e loro, che hanno fatto una scelta di campo, sapevano bene a cosa andavano incontro».
La notizia di certo non ha colto di sorpresa i cinque. C’è chi addirittura, come Alessandro Di Giambattista, già da un po’ aveva riconsegnato la tessera al segretario provinciale e si concede una piccola polemica. «Figuriamoci se posso preoccuparmi dell'espulsione dal Pd», afferma il candidato sindaco, «quando nella lista ufficiale di quel partito ci sono cinque persone, di cui quattro espulse e forse successivamente riabilitate, che in epoche diverse si sono candidate con liste contrapposte a quelle ispirate dal Partito Democratico. Oltre al fatto che in quella lista sono candidati quattro civici che fecero cadere l'amministrazione Di Centa, perché quest'ultimo aveva ripreso la tessera del Pd. Di certo sarebbe più corretto se ad autoespellersi fosse chi ha indetto una consultazione dei tesserati e non ha voluto tener conto delle risultanze della stessa». Dal canto suo, Possenti dice che in effetti Di Giambattista è rimasto nell’ambiguità, poiché la riconsegna della tessera sarebbe avvenuta in modo informale e senza una dichiarazione esplicita.
Catia Di Luigi
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