Il picco nella maxi emergenza neve-sisma

Nella settimana dal 17 al 25 gennaio ricevute 6.780 telefonate, personale al lavoro per 24 ore di fila
TERAMO. Il vero banco di prova per il 118 è stata la calamità naturale che ha colpito la provincia di Teramo dal 18 gennaio 2017. Terremoto, neve e blackout sono stati un cocktail micidiale. Il 118 ha gestito 6.780 chiamate dal 17 al 25 gennaio 2017. Dal 18 è stato raddoppiato il personale in centrale e sui mezzi di soccorso, con turni di lavoro anche di 24 ore. «La priorità era raggiungere le persone, trasportare in ospedale i dializzati o quelli che avevano apparecchi ventilatori», afferma Santicchia. Centinaia gli interventi, più disparati, dal soccorso a donne incinte a Palombara e Ioanella issate sull’elicottero, alle visite mediche, sempre con elicottero, a Pietralta. E poi consegna di farmaci effettuata in tutti i modi, con ambulanze, ciaspolatori, con Soccorso alpino.
Dal 18 al 25 gennaio gli interventi sono stati 2.679 di cui 500 solo il 18. Interventi in condizioni estreme, più volte gli equipaggi sono rimasti bloccati nella neve. In un caso sono rimasti bloccati per sei ore e sono stati tirati fuori da un trattore. «La struttura ha retto, il personale non si è risparmiato», commenta Santicchia, «abbiamo coordinato un centinaio di persone, soccorritori da tutta Italia. E’ stata un’esperienza impegnativa, professionalmente bella, che si è conclusa però in modo tragico con l’eliambulanza caduta (vicino a Campo Felice, ndr), in cui sono morti 5 amici». Sugli operatori del 118 si è riversato un carico enorme di lavoro, ma anche il dolore, la paura, la rabbia di chi chiamava. Tanto che dopo ci sono stati incontri con gli specialisti del dipartimento di salute mentale per abbassare il livello di stress.
«Ricordo l’infermiere che era al centralino che durante le scosse: invece di scappare rispondeva al telefono», ricorda la caposala Daniela Bruni, «le telefonate che arrivavano erano terribili: c’era gente che voleva scappare, apriva la porta e si trovava un muro di neve. Le linee telefoniche erano interrotte e i familiari che vivevano fuori Abruzzo ci chiamavano e loro ci facevano da ponte perchè gli Sms in alcuni casi arrivavano. I nostri operatori fornivano quotidianamente, oltre a quello sanitario, un supporto umano e psicologico. Seguivamo passo passo il paziente, richiamandolo più volte se serviva, anche solo per portargli conforto». Il grazie va a tutto il 118, struttura composta da 32 medici, 19 infermieri (oltre ad alcuni condivisi) più la caposala, 40 autisti, su 20 ambulanze e 5 automediche. (a.f.)

