Il pilota superstite interrogato dal pm

11 Giugno 2015

Per tre ore risponde alle domande e in corridoio ringrazia i due militari che lo hanno estratto dal velivolo in mare

TERAMO. «Vi riconosco, siete quelli che mi hanno tirato fuori. Grazie ancora: senza di voi sarei affogato». Le parole fermano il tempo perchè quando Luigi Wilmo Franceschetti, il pilota sopravvissuto al disastro aereo di Tortoreto, esce dall’ufficio del pm va dritto a stringere le mani dei due militari della guardia costiera e i pensieri di tutti tornano a quel drammatico pomeriggio del 31 maggio. Sono le uniche parole che il 43enne di Brescia pronuncia dopo il lungo interrogatorio(iniziato alle 11.15 e finito alle 14) che ieri si è svolto davanti al pm Stefano Giovagnoni. Ai cronisti che lo attendono dice solo «parla il mio avvocato». Franceschetti, del team Qbr di Sassuolo, è l’unico sopravvissuto e il solo indagato per omicidio colposo e disastro aviatorio nell'inchiesta aperta sullo scontro tra due velivoli costato la vita al 47enne pilota di Siena Marco Ricci. «Il mio assistito ha risposto a tutte le domande del pm», dice l'avvocato Massimo Bonvicini, « fornendo tutti i chiarimenti richiesti».

Chiarimenti su cui vige il massimo riserbo visto le indagini in corso, ma che hanno fornito agli inquirenti tutti gli elementi utili e necessari per una prima ricostruzione dei fatti che sembrano andare in due direzioni: quella di un improvviso malore del pilota rimasto ucciso o di un guasto. Un atto dovuto, quello dell’iscrizione di Franceschetti, anche se dai tanti video che hanno ripreso l’impatto sembra che a causare la tragedia sia stato l’altro pilota.

Dalle immagini, infatti, sembra improbabile l’errore e sembrano prevalere le ipotesi di un improvviso malore o di un guasto. Al momento dell'incidente i due piloti stavano eseguendo una figura detta volo a specchio, quando cioè un mezzo è in assetto normale e uno in assetto rovesciato. Improvvisamente c’è stato l'impatto. Il mezzo di Ricci ha riportato la rottura di un'ala e il pilota è precipitato a picco, di muso, finendo in acqua. Il suo corpo è stato recuperato dopo qualche ora. L'operazione è stata resa difficoltosa per il fatto che il velivolo era adagiato capovolto sul fondale, a circa quattro metri di profondità. Intanto, da una prima ipotesi emersa al termine dell’autopsia, sembra che Ricci sia morto annegato, anche se nel violento impatto l’uomo ha riportato diversi traumi, alcuni dei quali così gravi da poter rappresentare delle concause del decesso. Chiarimenti importanti sulle cause della morte arriveranno anche dagli esami tossicologi affidati al tossicologo Rino Froldi e dai successivi approfondimenti sui campioni di tessuto prelevati nel corso dell’autopsia eseguita dall’anatomopatologo Antonio Tombolini. Esame che ha accertato la morte per annegamento, ma che potrebbe aver rilevato anche particolari importanrti per la ricostruzione della dinamica. E ieri all’interrogatorio era presente anche Tarcisio Carollo, il consulente incaricato dalla procura di eseguire i rilievi tecnici sui rottami (anche Franceschetti ne ha nominato uno) che si trovano nel campo volo Val Vibrata di Corropoli. Tanti gli elementi a disposizione del consulente della procura: dai filmati delle microcamere montate sui due ultraleggeri alle tracce Gps che saranno esaminate con software sofisticati. E oggi è previsto l’arrivo del consulente nominato dall’Enav, l’ente nazionale assistenza voli che ha aperto un’inchiesta sull’incidente.

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