Il pm: «Tragico errore, processate la figlia»

La Procura firma la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo per la donna accusata di aver sbagliato flebo alla madre
GIULIANOVA. Un tragico e fatale errore, sicuramente un fatto non voluto. Ma in un procedimento penale ci sono percorsi obbligati a scandire le tragedie. La Procura ha chiuso l’inchiesta sulla morte della 77enne teramana deceduta nel marzo dell’anno scorso all’ospedale di Giulianova per una embolia gassosa causata dall’ossigeno arrivato in vena dopo che la figlia che l’assisteva per sbaglio aveva inserito la cannula nel catetere della flebo.
Il sostituto procuratore Andrea De Feis, titolare del fascicolo, ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini confermando per la donna l’accusa di omicidio colposo. L’udienza preliminare è fissata a luglio: in quella data sarà il gup a decidere se rinviare a processo la donna o disporre per lei il non luogo a procedere.
Parte fondamentale del fascicolo del pm è la corposa consulenza medica depositata dopo l’autopsia che ha confermato come la causa del decesso sia stata una embolia gassosa massiva multiorgano. Una embolia che sarebbe stata provocata dall’ossigeno arrivato in vena dopo che la figlia che l’assisteva avrebbe inserito per sbaglio la cannula del catetere della flebo. Una quantità devastante: 12 litri al minuto. Nel fascicolo è entrata anche tutta la documentazione medica fatta acquisire all’epoca nel reparto di medicina dove l’anziana era ricoverata per un problema riguardante lo stato di alcune ferite sulle gambe. Successivamente era caduta, sempre durante il ricovero in ospedale, e si era fratturata il femore. Ad assisterla in tutto il periodo di degenza c’era sempre stata la figlia, una donna di 36 anni.
Secondo la ricostruzione fatta all’epoca dai carabinieri su delega della Procura, anche con le testimonianze raccolte tra il personale del reparto in servizio durante quella notte, l’anziana spesso era agitata e in alcune precedenti occasioni, proprio in considerazione di questo stato, si sarebbe staccata flebo e maschera dell’ossigeno. Molto probabilmente potrebbe essere successo anche la notte della tragedia. E in questo contesto la figlia, che l’assisteva da giorni, avrebbe erroneamente preso la cannula dell’ossigeno e inserita nel catetere venoso periferico. A chiamare i carabinieri era stato lo stesso personale del reparto. Immediatamente la segnalazione in Procura, le indagini, le testimonianze, l’autopsia e l’esito dell’esame che aveva dato subito certezze ben precise. Ora l’ultima parola spetta al gup.
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