Il prefetto: «Teramo si rialzerà ancora»

Graziella Patrizi va in pensione. In quattro anni ha fronteggiato terremoti, neve record e il Covid
TERAMO. Lo Stato e il suo mondo di valori nel quotidiano. «Perchè lo Stato c’è sempre» dice Graziella Patrizi, dal 2016 prefetto a Teramo e da venerdì in pensione dopo 38 anni al servizio dell’amministrazione dell’Interno. Di origini marsicane, che rivendica con orgoglio, vice prefetto all’Aquila ai tempi del sisma, a Teramo di emergenze ne ha gestite tante: dal terremoto alla nevicata, dalle recenti chiusure autostradali alla pandemia. Con la certezza «che il territorio teramano saprà rialzarsi anche dal Covid».
Partiamo dalla pandemia. Il sistema locale ha funzionato? Ha retto?
«Non spetta a me dire se il sistema ha retto. Certo è che questa pandemia ha colto tutti di sorpresa. Nessuno era preparato, non c’erano esperienze pregresse a cui fare riferimento. Ci si è dovuti attrezzare e lo abbiamo fatto mettendo in campo organizzazione e coordinamento. Per quanto mi riguarda la situazione è stata monitorata 24 ore su 24 con la convocazione di due comitati quotidiani per l’ordine e la sicurezza anche in considerazione della gestione, dal punto di vista dei controlli e della vigilanza, della zona rossa della Val Fino (di recente revocata (ndr). Non è una situazione né facile né usuale».
La fase 2 come si annuncia, soprattutto per quanto riguarda la ripresa delle attività imprenditoriali?
«Anche su questo fronte la prefettura ha fissato delle linee ben definite con l’istituzione di tavoli di lavoro con tutte le istituzioni, le parti sociali, le associazioni datoriali, gli enti locali a cominciare dalla Regione. I tavoli toccano turismo, industria, agroalimentare, disagio sociale ed abitativo, lavori pubblici ed infrastrutture. Cercheremo di aiutare la ripresa e per questo abbiamo anche contattato l’Abi, l’associazione delle banche. È necessario salvaguardare la coesione sociale e garantire la sicurezza».
Il ministro dell’interno Lamorgese ha messo in guardia sul pericolo dell’usura e delle infiltrazioni malavitose. A livello locale come ci si muove?
«È evidente che il pericolo esiste per tutti. Per questo è fondamentale garantire il credito legale. Il credito legale è la risposta migliore per evitare infiltrazioni malavitose e l’usura. Naturalmente è necessario mettere in atto anche tutte quelle attività investigative per far emergere eventuali infiltrazioni».
Con tutte queste emergenze che si sono susseguite negli ultimi anni i teramani hanno percepito la presenza dello Stato?
«La collaborazione che ho avuto da parte di tutte le istituzioni del territorio, nel reciproco rispetto di compiti e attribuzioni, mi ha consentito di lavorare per un costante perseguimento dell’interesse e del bene della collettività. Ho quotidianamente profuso il massimo impegno per migliorare la qualità del rapporto tra amministrazione pubblica e società civile».
Che territorio lascia?
«Sono stati anni difficili per questo territorio tra terremoti, nevicate record, blocco della viabilità. La pandemia, con tutte le conseguenze di natura economica, aggrava i preesistenti problemi di questo territorio e di una popolazione già molto colpita con il rischio di un ulteriore allungamento dei tempi della ricostruzione. Ma questo è un territorio che si vuole rialzare, di gente operativa e sicuramente riuscirà a farcela».
Di tutte queste emergenze qual è l’immagine che l’accompagnerà per sempre?
«Sicuramente la giornata del 18 gennaio 2017 quando fummo costretti a lasciare gli uffici dopo le fortissime scosse nei giorni della grossa nevicata».
Che ricordo spera di lasciare nei teramani?
«Ho lavorato con impegno e spero che qualcuno si ricorderà di me. Certamente io mi ricorderò sempre degli anni trascorsi a Teramo e spero che la gente con me abbia sentito la presenza dello Stato».
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