Il premio Cianciotta assegnato a Tedeschini

Nella sala San Carlo ricordata la figura del giornalista scomparso nel 1995 a cui è intitolata l’iniziativa
TERAMO. La targa della prima edizione del premio “Una persona perbene”, in omaggio al giornalista scomparso nel 1995 Tiberio Cianciotta, è stata consegnata ieri pomeriggio nella sala San Carlo a Mauro Tedeschini, direttore del quotidiano “Il Centro”. «Persone oneste, sincere, solidali, con un senso della propria presenza nella comunità come il professor Cianciotta», ha ricordato l’avvocato Tommaso Navarra, «in realtà rendono vive le idee». Il riconoscimento, che da quest’anno sarà legato al premio nazionale “Borsellino”, è dedicato al giornalista teramano Cianciotta, uomo di sport e primo direttore di “Tele Teramo”.
«L’esempio, il modo di vivere di Tiberio, è sempre presente dentro di me», ha raccontato il giornalista Gianfranco Mazzoni, che appena adolescente ha iniziato a scrivere sotto la guida di Cianciotta, «un grande valore da cui attingere per essere più giusto e onesto, nella vita e nella professione, così come Tiberio mi ha insegnato». Il presidente della Coppa Interamnia, Pierluigi Montauti, ha ricordato i tratti salienti della personalità del giornalista, leggendo alcuni suoi brani. «Aveva il dono dell’ubiquità, raccoglieva ovunque, poi la sera scriveva e comunicava. La macchina da scrivere, la bicicletta con cui girava per Teramo, la penna e la carta che portava sempre con sé, erano i suoi strumenti», ha raccontato, «penso che la figura di Tiberio meriti un riconoscimento concreto, come l’intitolazione di una via o di una piazza in sua memoria». Poi è stata la volta dell’attrice Grazia Scuccimarra, che ha condiviso la sua esperienza personale. «È stato un teramano atipico, di tipico aveva solo il legame territoriale con la città», ha spiegato, «è stato un anticipatore di tempi. Soprattutto, è stato onesto intellettualmente». Infine Antonietta, la moglie del giornalista ha consegnato nelle mani di Tedeschini il premio “Una persona perbene”. «Credo che il dovere delle persone perbene oggi sia quello di mettersi un po’ più in gioco, per far sì che questo “essere perbene” non sia solo uno starsene chiusi in casa ma un diventare “ubiqui” come lo era Tiberio», ha concluso il direttore, «oggi quel che manca è il fermento, non ci sono gruppi che si muovono. Prevalgono i critici e gli scettici, ma se si trova il fermento si rimette in moto tutto, l’economia e le opportunità».
Chiara Di Giovannantonio
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