Il presepe di Castelli a San Pietro fa discutere

I giornalisti Porro e Socci lo stroncano («Orribile e fuori luogo»), il sindaco Seca replica: «Informatevi»
CASTELLI. «Il presepe monumentale è una straordinaria opera d’arte della quale siamo molto orgogliosi. Invito tutti, prima di parlare, ad approfondire la conoscenza della sua storia e quello che rappresenta per la nostra comunità». Poche, ma con tono deciso, le parole del sindaco di Castelli Rinaldo Seca per replicare ad alcune critiche mosse sulla presenza, per il periodo natalizio, del presepe monumentale in piazza San Pietro, in Vaticano. Le venti delle 54 statue in grandezza naturale di ceramica realizzate tra il '60 e il '70 dai docenti e dagli studenti dell’allora Istituto d’arte, oggi Liceo artistico "Grue”, hanno fatto molto parlare di sè, nel bene e nel male, tanto da “scomodare” giornalisti conosciuti al grande pubblico. Una sorta di botta e risposta che in alcuni casi esula dal giudizio del presepe in sè e travalica i confini dell’arte e della religione, per approdare nelle sabbie mobili della politica. Antonio Socci ne “Il presepe di automi del Vaticano e l’esaltazione della figura umana del figlio di Dio” pubblicato nel suo blog personale definisce le statue “figure stravaganti o extraterrestri” e scrive: «In contesti diversi questa rappresentazione può avere valore, ma in una collocazione natalizia davanti a San Pietro appare fuori luogo. Non si discute il valore artigianale dei manufatti, ma la scelta del Vaticano perché il presepio di San Pietro deve essere riconoscibile al popolo». Un presepe del quale viene addirittura rivendicata un'appartenenza, come ha sottolineato Marco Garzonio in "Milano Corriere" che salendo «sul carro della popolarità» attribuisce «una parte della città meneghina in esso perchè ha radici nella X Triennale del 1954». Ma che comunque riconosce che «l'origine di quella straordinaria modernissima opera in ceramica è una storia esemplare, di quella che rivela le doti di un paese che si riprende dopo la crisi e che ha nel suo dna la capacità di aggregare processi, energie, creativa».
Entrata a gamba tesa nel suo blog per il giornalista Mediaset Nicola Porro. «Il presepe di Papa Francesco è horribilis come l’anno 2020. La natività ricorda la forme della Pachamama, un idolo pagano e uno dei protagonisti assomiglia all’astronauta di Alien». La statua dell’astronauta, segno riconoscibile del tempo in cui il presepe è stato realizzato, c’è e «forse potrebbe indurre in alcuni al rifiuto della rappresentazione in chiave moderna di esso perché tradirebbe lo spirito del Natale», replica Giovanni Giacomini, direttore del Museo delle ceramiche di Castelli e uno degli autori del libro “Presepe di Castelli, poesia in ceramica”, «ma il presepe è la rappresentazione di un popolo che va ad adorare il figlio di Dio sceso in terra ed è giusto che includa anche la rappresentazione dell’epoca moderna. Se avessi immaginato un personaggio da mettere oggi nel presepe avrei messo un medico o un infermiere al lavoro nel reparto Covid-19, perché il suo operare è un cammino di sacrificio verso Dio. Il valore artistico del nostro presepe è stato riconosciuto dai critici d’arte di fama internazionale e vorrei sottolineare la dolcezza delle espressioni del gruppo della Natività. Il presepe di Castelli è unico perché rappresenta Gesù Bambino in piedi per sottolineare la sua regalità e la sua divinità fin dalla nascita».
Adele Di Feliciantonio
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