Il problema dell’acqua spiegato ai grandi media

L’Osservatorio indipendente ha tenuto una conferenza stampa in Senato per ribadire: «Va fatta l’impermeabilizzazione di gallerie e laboratori»
TERAMO. L’obiettivo era alzare il livello dell’attenzione mediatica sul complesso problema dell’acquifero del Gran Sasso, portandolo all’attenzione dei grandi media nazionali. L’intento dell’Osservatorio indipendente per l’acqua del Gran Sasso può dirsi centrato, visto che ieri nell’aula Nassiriya del Senato alla conferenza stampa convocata sull’argomento dal cartello di associazioni che include Wwf, Legambiente, Mountain Wilderness, Arci, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie ambientali d’Italia, Fiab, Cai e Italia Nostra erano presenti Ansa, Mediaset, Rai e Tv 2000.
Per mettere in sicurezza il bacino acquifero del Gran Sasso, ha sottolineato l’Osservatorio ai media nazionali, «è necessaria l'impermeabilizzazione nelle due gallerie autostradali dell'A24 e nei laboratori sotterranei dell'Istituto nazionale di fisica nucleare che sono stati realizzati sotto il Gran Sasso a diretto contatto con la falda». L'Osservatorio ha ricordato che dal 2003 al 2009 fu nominato commissario straordinario Angelo Balducci ma «nonostante gli oltre 80 milioni di euro spesi, gli interventi effettuati durante il commissariamento non hanno, se non in minima parte, risolto la mancanza di impermeabilizzazione nelle gallerie e nei Laboratori, tanto è vero che, a distanza di anni, il problema è rimasto sostanzialmente invariato e si torna a chiedere un commissario». Nell’incontro con la stampa al Senato – ha fatto da padrona di casa la senatrice Loredana De Petris, capogruppo del gruppo misto – è stato spiegato ancora che «nel corso degli anni, per evitare la pressione sulle gallerie e sui laboratori, l'acqua della falda è stata captata e utilizzata per la distribuzione potabile. Circa 100 litri al secondo vengono prelevati dall'area dei Laboratori e circa 700 litri dall'area delle gallerie. La mancata impermeabilizzazione delle gallerie e dei Laboratori», ha spiegato l'Osservatorio, «ha determinato negli anni molteplici problemi, i più gravi dei quali si sono verificati il 16 agosto del 2002 quando una fuoriuscita di trimetilbenzene durante un esperimento condotto nei Laboratori determinò la perdita della sostanza nell'acquifero e da questa nella rete di distribuzione, e l'8/9 maggio del 2017 quando per due giorni fu vietato il consumo di acqua in gran parte della provincia di Teramo a seguito dell'intervento della Asl».

