Il progetto della copertura è da rifare

Tecnici di soprintendenze e Comune sollecitano lo studio Bellomo a riformulare la proposta alleggerendo la struttura
TERAMO. Il progetto della copertura del teatro romano va cambiato. A dirlo non sono solo associazioni, rappresentanti delle istituzioni ed ex consiglieri finora intervenuti sulla soluzione tecnica prospettata dallo studio Bellomo di Palermo. È l’indicazione emersa anche dall’incontro tenuto in Comune tra progettisti e tecnici dell’ente e delle soprintendenze regionali ai beni archeologici e architettonici. Si è trattato di una prima riunione informale, fa sapere l’ente guidato dal commissario Luigi Pizzi, per esaminare la «bozza progettuale» presentata dallo studio palermitano che oltre un anno fa si è aggiudicato l’incarico. Sono state comunque formulate «osservazioni», evidenzia il Comune, che richiederanno la riformulazione della proposta da parte del gruppo di progettazione. I rilievi, sebbene l’ente ufficialmente non li specifichi, riguardano proprio la copertura. La “gabbia” di acciaio e vetro disegnata per proteggere i resti di epoca imperiale da agenti atmosferici e inquinanti, come rilevato dalle prese di posizione che si sono susseguite negli ultimi giorni, è considerata troppo invasiva e pesante. Andrà, dunque, riconsiderata ferma restando l’esigenza di salvaguardia dei reperti.
In ogni caso Pizzi tiene a precisare che al momento «risulta intempestiva l’assunzione di iniziative da parte dell’amministrazione comunale». Come dire, in pratica, che non è il caso di convocare tavoli tecnici o avviare consultazioni ad ampio raggio, che pure sono state sollecitate da più parti in seguito all’allarme suscitato dalla prima versione progettuale presentata dallo studio Bellomo, in assenza di un prospetto definitivo del recupero funzionale del teatro romano. «Sarebbe quanto meno prematuro», fa sapere il commissario, «perché è ancora tutto da definire». Quando lo studio di progettazione consegnerà all’ente la versione rivista e corretta del progetto, insomma, si faranno i passi successivi destinati anche a coinvolgere le diverse sensibilità cittadine. Pizzi lascia intendere, comunque, che non s’imbarcherà nell’approvazione definitiva di un intervento tanto delicato e d’impatto per il futuro di Teramo a ridosso della campagna elettorale per la designazione della nuova amministrazione. Probabilmente spetterà a quest’ultima il compito di dire l’ultima parola sul recupero funzionale del teatro.
Dall’ex sindaco Maurizio Brucchi, però, arriva il monito sui tempi dell’operazione. «I progettisti hanno una scadenza e anche i finanziamenti non sono senza termine», avverte, «il Comune deve ciclicamente relazionare sull’andamento della procedura, per cui i prossimi cinque mesi non possono trascorrere a vuoto». Secondo lui, insomma, è necessario pungolare lo studio Bellomo per una rapida revisione del progetto, tenendo conto delle osservazioni emerse durante la riunione in municipio, e se non altro predisporre l’avvio del confronto pubblico sulla versione definitiva dell’intervento. «Non bisogna chiudere la procedura entro giugno», precisa, «ma per evitare la perdita di finanziamenti importanti che per la prima volta sono stati assegnati a quest’opera è necessario fare passi in avanti».
Nel frattempo prosegue la raffica di prese di posizione sulla proposta iniziale di copertura dei resti. Il coordinatore comunale di “Futuro in” Valerio Pelusi, ribadendo che sull’intervento dovrà “vigilare” la prossima amministrazione, auspica «fin da ora che la progettazione definitiva del recupero del teatro di Interamnia possa essere condivisa con tutti i cittadini, le associazioni e chiunque abbia a cuore le vicende più rilevanti della nostra città».
Il candidato sindaco Alberto Covelli, paragona la copertura proposta alla struttura esterna alla curva Sud dello stadio “Bonolis”. «Bisogna evitare, ancora una volta, di oscurare così come già avvenuto per piazza Sant’Anna, opere architettoniche di tale portata», afferma, «e non voglio che si replichi quanto accaduto con i lavori di corso San Giorgio, ovvero che la rappresentazione grafica del progetto restituiva un effetto differente rispetto ai lavori eseguiti». Covelli assicura che, da sindaco, non farebbe realizzare l’opera come prospettata e invoca un immediato confronto pubblico sulla questione.
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