Il ricorso al Tar di 32 ristoratori: «I decreti sono incostituzionali»

1 Marzo 2021

Impugnati atti del Governo nazionale e della Regione anche per incompetenza ed eccesso di potere Lamentano la violazione della libertà d’iniziativa economica e la mancanza di un serio indennizzo 

TERAMO. È partita dalla costa e si è allargata verso l’interno la volontà, da parte dei ristoratori della provincia di Teramo, di dare vita a un ricorso depositato al Tar dell’Aquila sabato scorso. Imprenditori del settore di Alba Adriatica, Roseto, Tortoreto, Giulianova, Teramo e Montorio, in totale 32, hanno dato mandato per far valere le loro ragioni ritenendo le chiusure degli esercizi previsti dai decreti del presidente del Consiglio dei Ministri un danno concreto alle loro attività. Gli stessi si sono affidati al legale Paolo Colasante, che si è avvalso della consulenza a titolo gratuito del docente di diritto costituzionale all’Università di Teramo Enzo Di Salvatore. Capofila del ricorso, nonché ispiratrice dell’azione di giustizia, è stata l’associazione Aria Food presieduta da Valerio Di Mattia di Alba Adriatica.
Nell’atto depositato al Tar dell’Aquila viene in primo luogo sottolineato come «la Costituzione prescriva necessariamente l’intervento della legge o dell’atto avente forza di legge per le limitazioni alle libertà anche economiche, escludendo che il Governo possa delegare con decreto-legge in capo al presidente del Consiglio dei ministri o alle Regioni l’esercizio di questo intervento». In relazione a ciò è stato chiesto al Tar di sollevare la questione di legittimità costituzionale per alcuni articoli dei decreti governativi dei mesi scorsi.
Ancora è stata messa in evidenza la violazione del “contenuto essenziale” della libertà di iniziativa economica dei ristoratori e la mancata previsione di un “serio ristoro” delle perdite subite. Al riguardo è stato chiesto al Tar di effettuare il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione Europea e di rimettere anche su questo punto alla Corte costituzionale la questione di legittimità in relazione alla parte del decreto legge numero 19 del 2020 in cui non prevede che la sospensione delle attività sia accompagnata da misure di serio indennizzo in favore dei ristoratori. Riflessione che vale anche per le disposizioni che regolano la misura dei medesimi ristori, a causa della loro natura irrisoria. Sempre attraverso il ricorso viene lamentata sia l’incompetenza della Regione Abruzzo all’adozione di misure ulteriormente restrittive e sia l’eccesso di potere e della irragionevolezza delle misure emergenziali adottate rispetto alle attività di ristorazione.
È intenzione dei ristoratori di proporre ricorso anche al Tribunale civile dell’Aquila per il risarcimento dei danni. «L’approfondimento portato avanti da Aria Food e ristoratori abruzzesi risulta credibile, ben strutturato e trova altri importantissimi alleati a livello di rappresentanze nazionali», dice Di Mattia riferendosi al sostegno dell’Anci regionale e alla presa di posizione dell’Anci nazionale sulla riapertura dei ristoranti e la riformulazione dei parametri della sicurezza sanitaria negli esercizi, aggiungendo: «Esattamente ciò che avevamo richiesto. In maniera analoga e autonoma si stanno muovendo i governatori delle regioni, esprimendo con autorevolezza le medesime convinzioni».
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