Il rilancio non si vede Perse altre 200 imprese

C’era stata una timida ripresa a fine 2016, dopo anni di segni negativi Ma il saldo è tornato negativo nei primi tre mesi di quest’anno
TERAMO. Il 2017, almeno questa prima metà, non è l’anno della rinascita. I dati economici della provincia di Teramo per ora non sono positivi. E se quelli della fine del 2016 un segno di speranza l’avevano dato, con un saldo positivo delle imprese, nel corso del primo trimestre 2017 il bilancio demografico delle imprese nella provincia si chiude con un saldo negativo di 209 aziende, in linea con quanto accaduto nel primo semestre 2016 (-206).
Tale risultato scaturisce da una diminuzione sia nel numero delle nuove iscrizioni al registro della Camera di commercio, passate da 650 del primo trimestre del 2016 a 572 dello stesso periodo nel 2017, sia delle cessazioni passate da 856 a 781 del primo trimestre 2017.
La diminuzione è stata generalizzata dal punto di vista settoriale: le diminuzioni più importanti si riscontrano nelle attività commerciali (-95), in agricoltura (-86), in edilizia (-61),nell’industria manifatturiera (-45) e nelle attività della ristorazione e della ricettività (-42). Scendendo nel dettaglio, nel manifatturiero c’è un saldo negativo di 6 industrie alimentari, 7 di abbigliamento, 7 pelletterie, 3 di prodotti in legno e 5 in metallo, per citare alcuni dei settori più toccati. Il comparto che continua a segnare dati maggiormente negativi è il commercio: del saldo negativo di 95 imprese, 88 sono al dettaglio (44 nuove iscrizioni, 132 cancellazioni dal registro). Da non sottovalutare il saldo negativo nella ristorazione: -37 imprese (16 nuove iscrizioni, 53 cancellazioni).Non va poi tanto meglio nei servizi, che fanno registrare un totale di -11 aziende, con addirittura -13 imprese di servizi alla persona.
Insomma, un trend poco confortante, anche se i dati di consuntivo 2016 evidenziano, per la prima volta dopo anni di riduzione della base imprenditoriale, un saldo positivo iscrizioni-cessazioni di 237 unità.
«I risultati vanno letti tenendo conto di due aspetti fondamentali», spiega il presidente della Camera di commercio Gloriano Lanciotti, «il primo di carattere metodologico: tradizionalmente, il saldo del primo trimestre dell’anno risente dell’effetto delle cessazioni decise dalle imprese sul finire dell’anno precedente ma che, potendo essere comunicate alle Camere di commercio entro trenta giorni, vengono di frequente contabilizzate nel mese di gennaio. Questo fa sì che il bilancio del primo trimestre chiuda spesso con valori contenuti, quando non addirittura con il segno meno».
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