Il Ris: l’auto ripresa è quella di Santoleri

Gli esperti confermano che il 12 ottobre di due anni fa la macchina andava verso Tolentino. Per la difesa immagini non chiare
GIULIANOVA. Gli esperti del Ris non hanno dubbi: la Fiat 600 bianca che il 12 ottobre del 2017, due giorni dopo la scomparsa della vittima, percorre un tratto di statale 16 nella zona di Sant’Elpidio a Mare in direzione Tolentino è quella di Giuseppe e Simone Santoleri. Per la Procura è una delle prove a carico dei due accusati di aver soffocato e poi abbandonato in una scarpata di Tolentino la 64enne pittrice originaria di Chieti Renata Rapposelli, ex moglie del 68enne Giuseppe e madre del 43enne Simone all’epoca dei fatti residenti a Giulianova. Nella nuova udienza del processo in cui padre e figlio sono imputati per omicidio volontario in aula parlano un maresciallo del Ris di Roma e alcuni consulenti informatici sulle celle telefoniche agganciate quel 9 ottobre di due anni fa a Giulianova sia dal telefono della vittima sia da quelli di padre e figlio.
Ad occupare per lungo tempo l’attenzione del pm Enrica Medori e dei difensori (Gianluca Reitano e Gianluca Carradori per Simone e Alessandro Angelozzi per Giuseppe) soprattutto la deposizione del maresciallo dei Ris Antonio Natale, esperto del raggruppamento investigazioni scientifiche dei carabinieri arrivato da Roma. Dalle sue mani sono passati tutti gli accertamenti tecnici fatti sulle immagini estrapolate dalle varie telecamere che il 12 ottobre di due anni fa, quindi due giorni dopo la scomparsa della donna, hanno ripreso la macchina dei Santoleri percorrere la strada in prossimità di Porto Sant’Elpidio. Secondo l’accusa quel giorno i due, dopo aver caricato il cadavere in macchina nascondendolo in uno scatolone, si sarebbero diretti verso la scarpata di Tolentino dove poi il corpo è stato ritrovato. Per la Procura a confermare che si tratti proprio di quella macchina anche un particolare del tergicristallo della vettura.
Di diverso avviso i difensori di Simone che, con più domande, hanno insistito sulla nitidezza di quelle immagini sostenendo l’impossibilità, in particolare laddove la targa della vettura non è visibile, di avere la certezza che possa trattarsi proprio della macchina di padre e figlio.
Secondo la ricostruzione della Procura quelli sono giorni particolari visto che il 9 ottobre Renata Rapposelli, cosa ormai accertata, si era recata in treno da Ancona a Giulianova per andare a trovare il figlio che credeva malato e con cui i rapporti erano ormai deteriorati. Secondo l’accusa quel 9 ottobre è il giorno in cui la donna venne uccisa in casa dal figlio al termine di una violenta lite scoppiata, ancora una volta, per motivi economici. Simone ha sempre negato sostenendo che quel giorno, dopo la lite, il padre ha riaccompagnato la madre fino a Loreto e qui l’ha lasciata. Una versione inizialmente confermata anche dal padre che però, qualche mese dopo l’arresto, in un lungo interrogatorio davanti al pm, ha detto che ad uccidere la donna è stato il figlio e che lui è rimasto in silenzio perchè spaventato proprio da Simone.
Intanto nell’udienza di ieri hanno giurato i due periti incaricati dalla corte d’assise (presieduta da Flavio Conciatori a latere Lorenzo Prudenzano) per la perizia psichiatrica ai due imputati: si tratta dello psichiatra Giuseppe Cimini e dello psicologo e criminologo Giuseppe Orfanelli.
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