Il riso rosetano esportato in Kenya

Incontro tra l’agricoltore Vallese e delegati della nazione africana
ROSETO. Portare in Kenya l’esperienza del rosetano Mirco Vallese sulla coltivazione del riso “in asciutta”, iniziata due anni fa nel suo terreno di due ettari a ridosso del fiume Vomano. Ieri mattina, infatti, la segretaria del governatore del Kenya ha voluto incontrare Mirco Vallese nel terreno dove l’agricoltore rosetano è riuscito a far nascere chicchi Carnaroli, della varietà Caravaggio, in una zona molto diversa da quella dove tradizionalmente si coltiva il riso. «Siamo stati dieci giorni in Kenya», dice il geometra Ernesto Quaranta che, insieme all’agronomo Ventura De Lauretis, sta seguendo questo progetto in collaborazione con l’università di Teramo, «perché loro, seguendo il metodo di Mirco Vallese, vorrebbero incentivare la produttività di riso consumando meno acqua possibile, visto che in Africa l’acqua è carente, per soddisfare il fabbisogno della popolazione keniota evitando di acquistarlo all’estero». L’esempio di Vallese, con il suo riso “Sorriso d’Abruzzo”, che ha ripreso una tradizione di circa 200 anni fa, ha spinto altri agricoltori nelle zone limitrofe, a Giulianova e ad Atri, a provare la coltivazione del riso “in asciutta”. «Ciò che ha fatto scattare in me la molla di provare questa avventura», spiega Vallese, «è stata proprio l’acqua, o meglio la funzione che ha in questa coltivazione, dove si riesce a risparmiare circa il 90 per cento di acqua». La semina avviene nel mese di maggio, per poi raccogliere il riso a settembre od ottobre, in base alle condizioni climatiche. (l.v.)
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