Il Salinello eroso fa chiudere un ristorante

Il caso del Parco dello Zar, tra Tortoreto e Sant’Omero: strada sparita, non vi si può più accedere
TORTORETO. «Il fiume Salinello è una bomba a orologeria e le autorità non fanno abbastanza per affrontare la situazione». Così denuncia Domenico Di Matteo, nella veste di presidente del movimento civico Val Vibrata - Monti della Laga, ma anche di consigliere comunale di opposizione a Tortoreto, puntando il dito soprattutto sul grave caso di erosione degli argini dove sorgeva il Parco dello Zar, chiuso nel 2013 proprio per il dissesto idrogeologico dell’area. Al laghetto artificiale, un tempo oasi naturalistica con rinomato ristorante, oggi non si può più accedere, a causa dello spostamento del corso del fiume che minaccia la zona tra Tortoreto e Sant’Omero.
Di Matteo accusa: «È una situazione vergognosa. La proprietaria dell’area ha segnalato più volte e in via ufficiale alle istituzioni il problema, ma dopo sei anni dalle prime avvisaglie ancora non ha ricevuto risposte, mentre il fiume mette a rischio la Fondovalle del Salinello, le attività, le abitazioni ed i nuclei industriali». Il riferimento è all’esondazione del 2011, quando il Salinello cominciò a erodere quella che era l’unica strada di accesso al ristorante e alla sua oasi, che vantava attrezzatura sportiva, ma anche una fattoria con animali e un lago adibito alla pesca. La strada parte ancora oggi dalla Sp 8 con il nome di via delle Cave del comune di Tortoreto, attraversa un ponticello e poi scompare a strapiombo nel nuovo letto del fiume, sull’altra sponda del Salinello, quella di Sant’Omero.
«Il calvario vero e proprio cominciò nel 2013, con il fiume che deviò definitivamente il proprio corso verso sud e arrivò a mangiare metri di quella strada, rendendo impraticabile l’accesso ai mezzi. I gestori del parco furono quindi costretti a chiudere la loro attività, lasciando la struttura preda di ladri e vandali che l’hanno devastata, mentre il Salinello avviò una fase di erosione della collina che ancora oggi provoca forti rischi per la tenuta della stessa, oltre che un aumento del danno economico per la nostra famiglia», spiega Eva Galli, la proprietaria dei terreni e del lago.
Luca Tomassoni
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