Il Salinello fa ancora paura Stessi argini dall’ultima alluvione

30 Novembre 2016

Tortoreto, tour fotografico dell’ex sindaco Di Matteo sull’alveo che non è stato messo in sicurezza «La Provincia è latitante, il fiume è ancora ostruito in alcuni punti e non ci sono gabbioni»

TORTORETO. Il fiume Salinello fa ancora paura. Sono passati più di cinque anni e mezzo dall'alluvione del marzo 2011, ma tutto sembra essere rimasto come il giorno successivo all'emergenza: dalla condotta del metano di Poggio Morello crollata nel letto del fiume, con tutta la sua struttura "a ponte" in cemento; alla mancanza di argini lì dove il corso d'acqua esondò nel 2011 invadendo la strada provinciale 8; fino alla mezza carreggiata franata giù nei pressi dell'incrocio con la Statale Adriatica.

E' proprio da quest'ultimo punto, quello più eclatante, che l'ex sindaco ed ex assessore provinciale di Tortoreto Domenico Di Matteo è ripartito con il suo tour fotografico, per rilanciare la sua animata discussione che continua da mesi con la Provincia e con il delegato dell'ente Mauro Scarpantonio. Nell'ultima "puntata" di due settimane fa, Di Matteo infatti lamentava gli annosi problemi di viabilità della strada provinciale della Fondovalle del Salinello, chiedendo chiarimenti sui due milioni di euro di investimenti che sarebbero dovuti giungere all'appalto entro l'autunno, come annunciato dalla Provincia, ma di cui invece ancora non si hanno notizie. Al silenzio dell'ente provinciale che ne è seguito, quindi, l'ex sindaco ha risposto riportando sotto i riflettori il rischio idrogeologico del torrente Salinello.

Dice Di Matteo: «Non voglio fare una sterile polemica, ma sensibilizzare la Provincia su quei punti critici in cui non interviene. Tutti ricordiamo i danni alle aziende e la paura di chi si trovava con il proprio mezzo sulla strada provinciale il giorno dell'alluvione. Niente però sembra essere stato fatto a salvaguardia del territorio di Tortoreto e della zona industriale di Sant'Omero, anzi: il corso del fiume è ancora ostruito pericolosamente in alcuni punti, mentre in altri non sono stati previsti nuovi argini o gabbioni, così che il corso d'acqua corre a pochi metri dalla strada e praticamente alla sua stessa altezza. Se la Provincia non ha i fondi necessari, allora deve spingere la Regione ad interessarsi ai problemi della Fondovalle e del fiume, prima della prossima emergenza o del prossimo incidente. I proclami sono inutili, se non seguono i fatti».

Di Matteo ne ha anche per i sindaci delle località costiere teramane: «Fanno bene a lamentarsi della situazione delle foci dei fiumi, che provocano conseguenze anche al settore turistico. Ma dovrebbero spingere anche alla messa in sicurezza a monte dei corsi d'acqua, dove insistono nuclei abitati ed aree industriali, commerciali ed artigianali».

Luca Tomassoni

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