Il Sicet: «Fate tornare gli inquilini nelle case B»

24 Settembre 2018

Appello all’Ater e al Comune dopo il caso di Palazzo Pompetti: «Il sindaco revochi le ordinanze» 

TERAMO. «Fate rientrare gli inquilini nel loro case dichiarate B». È il nuovo appello – rivolto all’Ater e al Comune di Teramo – del sindacato degli inquilini Sicet, che prende spunto dall’ordinanza di sgombero per palazzo Pompetti, l’edificio di piazza Martiri dove sono stai chiusi gli uffici comunali mentre restano ancora a aperte le attività commerciale. Il palazzo è stato classificato di categoria E (completamente inagibile) dall’ultima perizia tecnica, in contrasto con quelle precedenti, che è sta contesta dal Comune e dai titolari degli esercizi commerciali, che comunque per adesso restano aperti in attesa di una nuova perizia. «Il nostro intento non è ovviamente quello di far interrompere le attività commerciali, studi privati e sedi di associazioni», dichiara il segretario provinciale del Sicet Antonio Di Berardo, ma fa sapere che «molti inquilini Ater si sono rivolti presso il nostro sportello, lamentandosi del fatto che i loro immobili sono stati dichiarati classe B, e non classe E, e agibili con provvedimenti, e sono stati sgomberati». Occorrono degli interventi di portata limitata per fare in modo che gli edifici classificati B possano tornare agibili e il Sicet invita l’amministratore unico dell’Ater di Teramo Nicola Salini, «ad adottare provvedimenti urgenti, circa i lavori di propria competenza su tutti gli alloggi dichiarati classe B. Ed in ragione delle specifiche competenze delle istituzioni, chiediamo al sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto di revocare le ordinanze di sgombero già emanate relative agli edifici classificati categoria B, per permettere cosi agli inquilini di rientrare prima possibile nei propri alloggi». A due ani dal sisma, osserva ancora il Sicet, la situazione in città è ancora di estrema difficoltà e «gli inquilini vogliono una risposta. A Teramo, come è noto, gli sfollati sono tantissimi, attualmente circa 3000, si trovano ancora negli alberghi e occupano le poche abitazioni disponibili a prezzi più o meno accettabili. Aggiungere poi famiglie sfrattate fra le quali, persone disabili e anziani, anche per evitare l’esplosione di una emergenza socio-abitativa che già pervade le fasce più deboli della collettività e che è reso già drammatico il disagio abitativo».