Il sindaco: «Battaglia per avere la terapia intensiva neonatale»

D’Alberto dopo l’audizione in commissione regionale sulla bozza di riordino della rete ospedaliera: «È incompleta e non ha ancora l’avallo formale del ministero, vanno rivisti i criteri del decreto Lorenzin»
TERAMO. La bozza di riordino della rete ospedaliera sul territorio regionale «è incompleta, in quanto ancora non ha alcun avallo formale da parte del ministero soprattutto sotto l'aspetto della sostenibilità economico-finanziaria e inoltre, fotografando l'esistente, rischia di penalizzare soprattutto la provincia di Teramo con situazioni irragionevoli». A sostenerlo è il sindaco di Teramo e presidente del comitato ristretto dei sindaci Gianguido D'Alberto che contesta in particolare la mancata previsione per Teramo sia delle funzioni di secondo livello per la stroke unit e per i politraumi sia dell'Utin, la terapia intensiva neonatale.
Aspetti che D'Alberto ha sollevato martedì pomeriggio nel corso della sua audizione in commissione sanità in Regione, annunciando una battaglia per le tre specialistiche. «Nel corso della mia audizione ho sollevato diverse criticità», ha sottolineato il primo cittadino, «che riguardano sia aspetti generali che il rapporto tra territori. Innanzitutto siamo davanti a una bozza incompleta che al momento non ha nessun avallo formale da parte del ministero e quindi mi chiedo, fin quando non abbiamo questa garanzia, su cosa ci confrontiamo? Per questo ho chiesto garanzie su questo aspetto. Inoltre, ho chiesto che la Regione si faccia portavoce della necessità di rivedere i criteri del decreto Lorenzin, a cui questa bozza è agganciata, in quanto completamente superati dal tempo. Ce lo impongono la pandemia e, in Abruzzo, anche gli eventi sismici che hanno completamente cambiato il quadro delle esigenze territoriali».
Sul tavolo anche la necessità di agganciare il riordino della rete ospedaliera a quello della rete territoriale. «Non possono prescindere l'una dall'altra», ha dichiarato D'Alberto, « e l'emergenza pandemica ci ha insegnato quanto sia fondamentale la rete territoriale per misurare la tenuta della rete ospedaliera». Dagli aspetti generali D'Alberto ha poi calato il discorso sul rapporto tra territori, evidenziando la necessità di muoversi si nell'ottica di una sanità regionale ma garantendo un equilibrio nella distribuzione della sanità sul territorio. «Non possiamo più tollerare un Abruzzo a due velocità», ha detto il sindaco di Teramo, « è vero che questa bozza supera la logica dei due Dea funzionali di secondo livello Pescara-Chieti e Teramo-L'Aquila, mantenendo quattro presidi di primo livello con funzioni di secondo livello, ma di fatto fotografando l'esistente rischia di penalizzare soprattutto la provincia di Teramo. La bozza, infatti, non prevede per Teramo le funzioni di secondo livello per la stroke unit e i politraumi e questo nonostante abbiamo dei numeri decisamente superiori rispetto ad altri ospedali e territori. Inoltre stiamo parlando di patologie tempo-dipendenti. E se il rapporto tra Pescara e Chieti sulle patologie tempo-dipendenti è relativo, trattandosi di un'unica area metropolitana, la cosa è ben diversa per quanto riguarda Teramo-L'Aquila. Per questo ho detto che noi pretendiamo le funzioni di secondo livello per queste due specialistiche».
Ancor più inconcepibile, poi, per D'Alberto, è la mancata previsione per Teramo dell'Utin, la terapia intensiva neonatale, prevista in tutte le altre tre realtà provinciali. «È assurdo che il piano preveda due Utin a distanza di dieci chilometri mentre Teramo ne è sprovvista», ha concluso, « mi sono riservato di produrre un documento più dettagliato dopo il comitato ristretto di lunedì, ma su questo faremo una battaglia forte».
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