Il sindaco chiede di sospendere la fusione tra Teramo e L’Aquila»

25 Maggio 2019

D’Alberto scrive a Regione e Governo e propone una deroga di legge per i comuni del cratere A sostenere la battaglia a difesa della sede teramana anche i rappresentanti di Provincia e università 

TERAMO. È una vera e propria mobilitazione istituzionale a difesa della Camera di commercio quella andata in scena ieri mattina nella sede dell’ente camerale. A guidarla il sindaco Gianguido D’Alberto, che ha annunciato l’invio di un documento a tutte le istituzioni competenti, a partire da Regione e Governo, per chiedere sia la sospensione immediata dell’iter di fusione delle Camere di commercio di Teramo e L’Aquila, almeno in attesa della sentenza della Corte Costituzionale, sia l’approvazione, in sede di conversione in legge del decreto Sblocca cantieri, di un’apposita deroga per i comuni del cratere che consenta a questi ultimi di decidere, in base alle diverse situazioni sul territorio, se seguire o meno il percorso di accorpamento.
«Ancora una volta il nostro territorio rischia di perdere un presidio fondamentale», ha dichiarato D’Alberto, «e portare avanti questo accordo di fusione in un momento in cui le impugnative delle diverse camere di commercio hanno portato lo stesso Tar a rimettere la decisione alla Corte costituzionale, rimettendo integralmente in discussione il percorso di riordino degli enti camerali avviato nel 2015 e nel 2016 , è una vera forzatura. È un atto di responsabilità politica che si assume chi decide di non decidere, è siamo in una situazione in cui nessuno si può permettere di non decidere». Per D’Alberto quella odierna non è solo una battaglia in difesa della camera di commercio, ma una partita molto più ampia. «Quello che varrà oggi per la Camera di commercio», ha concluso, «varrà anche per tutte le questioni programmatiche destinate a riscrivere il futuro dell’Abruzzo. Nessuno pensi che Teramo sia disposta a continuare ad essere la Cenerentola d’Abruzzo». Accanto a D’Alberto, accompagnato ieri da diversi consiglieri comunali e dagli assessori Antonio Filipponi e Luigi Ponziani, a sostenere la battaglia a difesa dell’ente camerale teramano il presidente della Camera di Commercio Gloriano Lanciotti, il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura, il rettore Dino Mastrocola, e i rappresentanti delle associazioni di categoria. Presente in sala anche il consigliere regionale del M5S Marco Cipolletti. «Il territorio negli anni è stato depauperato di tutti i presidi», ha detto Di Bonaventura, «adesso dobbiamo metterci una pezza. Se Teramo è forte lo è tutta la provincia. È vero che dobbiamo tagliare, risanare, ma qualcosa lasciamola a Teramo. Io il progetto di fusione non lo voglio, la grande L’Aquila non la voglio». Contrario alla chiusura anche il rettore Mastrocola. «Ci si può chiedere come mai l’Università sia qui oggi», ha detto Mastrocola, «l’università è anche un presidio territoriale e l’università, in quanto strettamente inserita nel contesto cittadino, non può prescindere da rapporti stretti che ci sono con la Camera di commercio e in generale con le attività produttive del territorio». Lanciotti, nel ringraziare gli enti per l’iniziativa assunta, ha ricordato come all’epoca si decise di accelerare il processo di fusione e procedere all’accorpamento volontario a fronte di ipotesi di riordino che prevedevano addirittura che rimanesse in piedi solo la sede del capoluogo di Regione e quindi con l’obiettivo di evitare che la Camera di Teramo venisse chiusa. «È vero che abbiamo fatto un percorso anticipato», ha detto, «ma adesso a fronte dei vari ricorsi se la norma cade l’intero impianto su cui stiamo facendo la fusione cade e faremmo un salto nel vuoto. Allora il buon senso ci ha portato a dire fermiamoci un attimo». A chiudere gli interventi Antonella Ballone, vicepresidente della Camera di commercio e rappresentante di Confindustria. «In un clima di incertezza legislativa abbiamo chiesto una sospensiva con atti e non con chiacchiere», ha detto, «Giovedì ci siamo chiariti con i colleghi aquilani e se la fusione andrà avanti dovrà essere un matrimonio equilibrato, con sul tavolo tutti gli asset pregiati che devono bilanciarlo».
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