Il sindaco: «Contro di me minacce in piazza»

Il primo cittadino annuncia che per questo la questura ha intensificato i controlli per la sua persona
GIULIANOVA. «Il provvedimento di sgombero del campetto, emesso dal Tribunale su richiesta della Procura, ripristina la legalità»: così dichiara il sindaco di Giulianova Jwan Costantini dopo lo sgombero del campetto occupato di viale dello Splenore: l’area verrà trasformato in un impianto sportivo, destinato ai minori ospiti dell’istituto. Diverse le reazioni politiche che si sono susseguite subito dopo lo sgombero, e altrettante le manifestazioni di solidarietà, soprattutto da parte di movimenti politici riferibili alla sinistra giuliese. Solidarietà che lascia però contrariato il sindaco che dice: «Ritengo vergognoso quanto accaduto in piazza Fosse Ardeatine poche ore dopo lo sgombero del campetto, dove alcuni esponenti politici fra cui Dino Macera, già candidato sindaco, erano al fianco di chi insultava le forze dell’ordine e apostrofava la vicesindaco Lidia Albani, attribuendole appellativi che non vale la pena ripetere. Alcuni partecipanti al comizio, - microfono alla mano, hanno minacciato in maniera non troppo velata la mia persona. Per questo la questura ha disposto dei controlli rafforzati in mia tutela. Tutto ciò ci fa comprendere, come queste persone siano distanti dai normali principi che regolamentano una comunità». E aggiunge: «Il Comune non c’entra nulla e chi continua a tirarlo in ballo, attribuendo a me delle responsabilità dovrebbe studiare: è un provvedimento di autorità giudiziaria, a seguito di alcune indagini della Procura». Il primo cittadino ha inoltre raccontato che ieri mattina, il dirigente comunale Andrea Sisino, mentre si recava in municipio, ha ricevuto parole di dissenso da parte di alcuni ex occupanti dell’area: «Sisino è stato verbalmente aggredito, non si può lavorare in questo clima di tensione; riguardo gli abitanti interni al campetto, abbiamo provveduto tramite gli assistenti sociali a fornire delle alternative, come la provvisoria sistemazione all’interno di un albergo, che hanno rifiutato». E così conclude: «Perché mai il Comune dovrebbe concedere un’area da far occupare, senza bando o evidenza pubblica?»
Stefania Gervasini
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