Il sindaco: «Mi dimetto se Chiodi si ricandida»

7 Novembre 2017

Risposta beffarda all’ex governatore: «Rinunci alle politiche e torni a guidare la città. Negli ultimi anni ha parlato solo due volte e sempre per criticarmi» 

TERAMO. «Mi dimetto se lui si ricandida a sindaco». Maurizio Brucchi risponde con una battuta provocatoria al suo predecessore Gianni Chiodi che, condividendo la presa di posizione di "Futuro in", ne ha prospettato la conclusione anticipata dell'esperienza amministrativa alla guida del Comune. Per il primo cittadino il ritorno dell'ex governatore, che lasciò l'incarico in municipio per candidarsi alla presidenza della Regione nel 2008, «sarebbe un bel segnale, in un momento difficile per la vita della città, che rinunciasse all'aspirazione di essere eletto in parlamento». Chiodi, sottolinea il sindaco, «avrebbe l'autorevolezza e le competenze per ricoprire un ruolo che ha già svolto rimettendo insieme tutte le anime del centrodestra».
Al di là della «piena disponibilità» nei confronti dell'ex primo cittadino che lo nominò assessore ai lavori pubblici, Brucchi non intende farsi da parte. Anzi, non ha gradito e non condivide le considerazioni di Chiodi seguite alla lettera aperta indirizzatagli dalla lista civica che fa capo a Paolo Gatti. «Abbiamo idee diverse della città», sottolinea, «loro vogliono il commissariamento, io ritengo che sia dannoso e che serva un governo politico». Brucchi tiene a ricordare che qualche mese fa tutti gli alleati, compresi i gattiani, la pensavano come lui. «Nessuno ha voluto che mi dimettessi a giugno o a settembre quando la situazione era anche peggiore», fa notare, «non vedo perché dovrei farlo ora». Il sindaco rivendica i suoi successi elettorali. «Ho vinto due volte, anche quando il centrodestra perdeva ovunque», afferma, «non capisco cosa sia cambiato e perché ora non sarei più capace, a meno che alla base di tutto questo non ci siano le prossime elezioni politiche».
La situazione, sebbene complicata, secondo lui non è così critica come la descrive Chiodi. «Non è vero che ho perso il sostegno degli alleati», chiarisce, «la maggior parte dei gruppi mi hanno ribadito piena fiducia». A togliergli l'appoggio, oltre a Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale, è stata la lista civica di Mauro Di Dalmazio che, rileva il sindaco, è vicino all'ex governatore. «Mi sono rivolto a lui e al senatore Gaetano Quagliariello che è il suo riferimento nel movimento Idea per ricucire i rapporti con “Al centro per Teramo”», racconta Brucchi, «ma non ho visto alcun risultato in questo senso». L'unica richiesta esplicita di dimissioni dai ranghi della maggioranza, invece, è arrivata al primo cittadino proprio dai gattiani. Per il sindaco, insomma, la presa di posizione del suo predecessore è quanto meno inopportuna anche perché Chiodi, oltre che ex governatore e leader della coalizione che concepì il "modello Teramo", è anche esponente del suo partito, Forza Italia. «E' singolare che mentre in Sicilia si vince», osserva Brucchi, «a Teramo si chiedano le dimissioni di un amministratore che sta dalla stessa parte: dal presidente emerito della Regione ed ex sindaco mi sarei aspettato un atteggiamento pacificatore e non di chi sparge benzina sul fuoco».
La conclusione è polemica: «Negli ultimi quattro anni Chiodi si è sentito solo due volte, e in entrambe le circostanze per criticare me e l'amministrazione».
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