Il testimone: «Si voleva far esplodere»

Al processo parla il connazionale ex collega di lavoro del giovane egiziano accusato di essere un lupo solitario dell’Isis
TERAMO. «Issam Shalabi mi disse che era pronto per farsi esplodere in un attentato, che aveva già fatto richiesta e che aspettava solo la chiamata»: le parole del connazionale ex collega di lavoro a Milano puntellano la tesi dell’accusa (fondata su decine di intercettazioni)e scandiscono la nuova udienza del processo in corso davanti alla Corte d’assise di Teramo. Sono quelle pronunciate da Ismail Makrar, egiziano residente a Milano, ultime teste citato dalla Procura nel processo a Issam Elsayed Aboulelayem Shalabi, il 23enne egiziano (difeso dall’avvocato Umberto Gramenzi) accusato di essere un soldato dell’Isis, un lupo solitario così pericoloso che per mesi, a cominciare dalla sua permanenza a Colonnella, è stato tenuto sotto controllo 24 ore su 24 per intervenire in caso decidesse di passare all’azione.
La testimonianza, che fa riferimento ad alcune conversazioni intercettate e in particolare ad una avvenuta in una macelleria di Abbiategrasso nel periodo in cui Issam lavorava in una ditta di manutenzione delle strade nel Milanese, arriva a fine mattinata dopo che per oltre due ore Issam Shalabi, nel sottoporsi all’esame da imputato, ha fermamente respinto ogni accusa contestata dal pm distrettuale David Mancini. Due ore di domande incalzanti frutto di intercettazioni telefoniche e ambientali con cui il pm ha ricostruito i delicati passaggi di un’inchiesta che avrebbe fatto emergere l'alto grado di radicalizzazione religiosa, l'attività di proselitismo del 23enne e la sua presunta appartenenza a gruppi Telegram riconducibili ad una delle agenzie di propaganda dello Stato islamico. Domande a cui Shalabi, così come già fatto nel corso di dichiarazioni spontanee in una precedente udienza, ha sempre risposto sostenendo di non aver nulla a che fare con l’Isis. «L’Islam non è l’Isis», ha detto rispondendo in arabo (in aula è sempre presente una traduttrice), «volevo solo seguire le notizie delle guerre nel mondo e per questo mi informavo. Mi informavo guardando dei siti e basta. Quando sono venuto in Italia ho cominciato a frequentare le moschee e a pregare, cosa che prima in Egitto non facevo. Ma qui ha sentito che dovevo pregare, è una cosa che mi ha mandato Dio». Nella lunga ricostruzione anche la conversazione con il padre intercettata in carcere subito dopo l’arresto in cui Issam, secondo l’accusa, gli avrebbe detto di stare tranquillo «perchè tutto quello che c’era sul computer è stato cancellato». Materiale, tra cui anche video di addestramenti e reclutamento, che in parte gli investigatori sono riusciti a recuperare. A proposito di questo l’imputato, comparso in aula senza barba, ha detto che nel parlare con il padre del pc e delle cose cancellate si riferiva a questioni legate all’opposizione al governo egiziano: «Canzoni ed altro di giovani come me contro il governo egiziano». Secondo l’accusa durante una lunga telefonata con un amico, intercettata dagli investigatori, il 23enne, oltre a mettere a conoscenza l'interlocutore della presenza di gruppi chiusi su Telegram attraverso i quali sarebbero stati veicolati notizie e messaggi dello Stato islamico, gli avrebbe spiegato anche le modalità attraverso le quali entrare in questi gruppi, ammettendo che lui stesso ne faceva parte, anche in qualità di amministratore. Shalabi, che durante la sua permanenza a Colonnella aveva lavorato per una ditta di pulizie che aveva l’appalto per McDonald’s, era finito nei controlli della polizia nel dicembre del 2017 quando la sua presenza era stata segnalata tra i militanti islamici frequentatori di un gruppo Whatsapp. Secondo gli investigatori, arrivato in Italia sette anni prima per un ricongiungimento familiare con il padre, sarebbe diventato il leader di un gruppo di tre giovanissimi radicalizzati che all’epoca vivevano a Colonnella. Dopo l’Abruzzo si era spostato a Cuneo e a Milano. Si torna in aula ad ottobre davanti alla Corte d’assise presieduta da Domenico Canosa (a latere Morena Susi).
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