Il tribunale vende per 4 milioni la sede della fallita Cmp

24 Agosto 2016

Martinsicuro, attesa un’offerta anche dalla nuova società che ha affittato l’azienda già leader nella carpenteria

MARTINSICURO. Un lungo e accidentato percorso per salvare dalle spirali della crisi quella che era la quinta carpenteria italiana, la Cmp di Martinsicuro. Che è incappata in un fallimento e che tenta di tornare agli antichi splendori con una "newco". E ora l'ulteriore tappa del percorso è la vendita dei capannoni della fallita Cmp. Il tribunale di Teramo ha infatti indetto la vendita, a un prezzo non inferiore ai 4 milioni, del complesso aziendale. L'11 ottobre saranno messi in vendita i capannoni, parte dei macchinari e l'eventuale magazzino. Le offerte dovranno essere depositate entro il giorno prima nella cancelleria fallimentare con un assegno non inferiore al 10% del prezzo base, a titolo di cauzione.

Sarà un momento basilare per il futuro dell'attività. Certamente la nuova società che è subentrata alla fallita Cmp, che si chiama Cmp International è interessata a partecipare alla vendita e ad acquistare i capannoni per continuare il proprio percorso. Attualmente infatti la "newco" Cmp International ha avuto dalla curatela fallimentare in affitto capannoni e attrezzature.

La vicenda che ha interessato la Cmp è emblematica di un meccanismo perverso che ha portato al fallimento molte aziende che lavorano con il pubblico. La Cmp è entrata in crisi, sostanzialmente, per i cronici ritardi nei pagamenti dello Stato ai fornitori.

La Costruzioni metalliche prefabbricate, questo il nome per esteso, era infatti specializzata nella realizzazioni di grandi opere come ponti autostradali. Ha sempre svolto commesse per grandi gruppi, realizzando lavori importanti sulla Salerno-Reggio Calabria e nella costruzione, negli Anni Ottanta, dello stadio San Paolo di Napoli. E i ritardi nei pagamenti da parte dello Stato hanno creato alla Cmp una serie di problemi, determinante ad esempio la perdita di un lavoro in Algeria appunto perchè l’azienda non aveva il Durc (documento unico di regolarità contributiva) in ordine a causa di qualche problema di liquidità. E' stato l'inizio della fine, causata, appunto, da carenza di liquidità. L'azienda in un primo momento ha presentato in tribunale la richiesta di concordato in continuità, poi ritirata e ripresentata in un secondo momento. Ma il tribunale non l'ha accolta, decretandone il fallimento il 13 agosto 2015. Una sentenza di fallimento che peraltro è stata impugnata.

La posta in gioco, d'altronde, è alta: il passivo supera i 28 milioni di euro, di cui 13 di crediti privilegiati. D'altro canto la particolarità del tipo di lavorazioni implica l'utilizzo di alta tecnologia a cui si abbina un altissimo costo delle materie prime e dell'energia impiegata nelle lavorazioni.

Le particolari condizioni in cui è maturato il fallimento hanno però indotto a tentare un'operazione di salvataggio. Il giudice delegato Giovanni Cirillo, i curatori fallimentari Alessia Moscardelli e Tiberio Aloisi, i professionisti che assistono l'azienda e le forze sociali hanno messo su un'operazione di salvataggio che ha anche l'obiettivo di tutelare i creditori, in quanto in grado di garantire ricavi e utili con cui pagare i debiti. Perno di questa operazione è la nascita della Cmp Internazional, che ha preso in affitto il ramo d'azienda della fallita Cmp e che adesso ha un buon numero di commesse e che, avendo una Soa, cioè una certificazione per poter svolgere alcune lavorazioni, può peraltro partecipare direttamente alle gare d'appalto. E' stata differenziata anche la produzione, rivolgendosi anche a una carpenteria più "leggera. Finora dei cento dipendenti in cassa integrazione straordinaria della Cmp sono stati riassorbite 40 unità.

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