Il vescovo: «Ricostruiamo tutti insieme»

Leuzzi ascolta i principali attori del territorio e propone un osservatorio sulla città per rilanciarla dopo il sisma
TERAMO. Prevenire, investire, costruire. Tre verbi su cui il nuovo vescovo Lorenzo Leuzzi ha chiesto di confrontarsi ai principali attori della comunità teramana, duramente provata dai terremoti del 2016 e 2017. Un convegno, ieri mattina all’università, da cui è emersa una volontà comune: ripensare insieme un modello di sviluppo per ricominciare a crescere, a sanare le ferite inferte dal sisma. A tirare le somme di tante idee e proposte lanciate nel convegno, il vescovo: «Oggi partiamo insieme. Mi piacerebbe creare un osservatorio sulla città per mettere insieme tutte le realtà che sono emerse, per camminare insieme». Una «convergenza», così l’ha chiamata Leuzzi, per recuperare il senso di una comunità che si è dispersa, in parte, a causa del terremoto col trasferimento di tanti dalle zone interne sulla costa.
In una sala affollata, gli interventi introduttivi – il prorettore vicario Dino Mastrocola, il commissario prefettizio di Teramo Luigi Pizii, il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, quello della Regione Luciano D’Alfonso e quella della Fondazione Tercas Enrica Salvatore – hanno ricordato gli effetti delle scosse del 2016 e del gennaio 2017 quando si sommarono alla terribile nevicata e al blackout. «Un’interruzione di civiltà», ha sintetizzato D’Alfonso.
Nel vivo di quella che sarà la ricostruzione è entrata il commissario governativo Paola De Micheli. «Un nostro obiettivo è stato semplificare: abbiamo da poco prodotto un’apposita ordinanza, in cui abbiamo riscritto tutto il procedimento per l’avvio dei lavori. Diamoci due mesi e vediamo che succede». Semplificazione che forse potrà aiutare l’ufficio teramano a dare finalmente il via alla ricostruzione, almeno a quella “leggera”. Le risorse, d’altronde, ha ribadito il sottosegretario, ci sono: anzi «il governo Gentiloni ci ha messo un altro miliardo, ma i soldi devono essere usati bene». Di prevenzione si è parlato nella prima delle tre tavole rotonde nell’ambito del convegno. Dopo il pm Colica (dell’intervento parliamo nell’articolo accanto), il presidente del Corecom nazionale, Filippo Lucci, ha parlato di quanto sia importante la comunicazione in casi del genere. E Dante Galeota, docente del dipartimento di ingegneria civile all’università dell’Aquila delle difficoltà di rendere sicure «23 milioni di abitazioni (l’80% del totale) costruite in Italia prima del 1984, con normative simiche obsolete».
Nella seconda tavola rotonda si è parlato di investire nella formazione dei giovani. Gloriano Lanciotti, presidente della Camera di commercio, ha sottolineato che in provincia ci sono 3.500 imprenditori under 35. Il prorettore dell’università di Teramo Christian Corsi ha illustrato una serie di politiche avanzate in tema di formazione di un ateneo «che considera gli studenti, sin dal primo anno, professionisti in formazione».
Nella terza, oltre alla testimonianza del parroco di Castelli Franco D’Angelo e di Giuseppina Pelati della consulta delle associazioni laicali, il presidente del Parco Gran Sasso-Laga Tommaso Navarra ha illustrato gli interventi di sviluppo di un territorio che ha una forte identità. Il direttore amministrativo della Asl, Maurizio Di Giosia, ha illustrato come l’azienda può contribuire allo sviluppo. «Innanzitutto con le assunzioni: in tre anni ne sono state fatte mille, tra tempo indeterminato e determinato. Ma è nostro dovere anche rispondere alla richiesta di servizi, cure, accoglienza, precisione e trasparenza. E una speranza di rinascita è racchiusa nel progetto del nuovo ospedale».
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