Mosciano Sant'Angelo

Il volto di Arrostiland: «Io, mascotte per caso. Oggi siamo una comunità»

4 Aprile 2026

Il “braciatore freelance” Cesare Irace racconta la storia dello “Stato dell’anima”. Originario di Montenero di Bisaccia, è il simbolo della Pasquetta abruzzese

MOSCIANO SANT’ANGELO. Ad Arrostiland lo conoscono tutti: seduto davanti alla brace, torso nudo e pinze in mano, è diventato uno dei volti simbolo della festa. Cesare Irace, molisano di Montenero di Bisaccia ma ormai abruzzese d’adozione, è senza dubbio il volto più riconoscibile della manifestazione, “l’uomo immagine”. Qualcuno se l’è pure tatuato. Tra una birra e un’altra e un linguaggio che ha fatto scuola tra i frequentatori del raduno, racconta cosa c’è dietro quel modo di vivere che lui definisce lo “Stato dell’anima”.

Lo “Stato dell’anima” da frase ad effetto a fenomeno. Da dove nasce davvero?

«All’inizio era quasi una battuta. Nelle prime edizioni c’era sempre qualcuno che si lamentava per qualsiasi cosa, anche quando la quota di adesione era minima e serviva pure per beneficenza. Sulla pagina “Abruzzo di Morris”, è nato questo termine per distinguere chi veniva solo per stare bene. Questa potrebbe essere una spiegazione del modo di essere altruista, nato dai meme contro i polemiconi. Ma col tempo ha assunto un diverso significato: oggi è rispetto, condivisione, comunità. È venire al Arrostiland senza secondi fini».

Lei però viene dal Molise. Come si fa a diventare mascotte di tanti abruzzesi senza nemmeno esserlo?

«È successo tutto senza strategia. Alla prima edizione a Roccascalegna mi sono presentato con il mio gruppo, i “Molisheep”. Mi sono alzato alle cinque per prendere il posto, perché per me organizzare e fare le cose bene fa parte dello spirito della manifestazione. Lì ho incontrato Fausto (Di Nella, l’organizzatore, ndc) senza sapere chi fosse. Ho passato la giornata a fare festa, a cucinare, a stare con la gente. Alla fine mi hanno premiato come miglior braciatore e da lì la mia immagine ha iniziato a girare».

Il “pianista della brace” è ormai un’icona di Arrostiland. Ma quanto c’è di costruito?

«È tutto nato per necessità. Io soffro il caldo, stare in piedi davanti alla fornacella è impossibile. Mi siedo per stare più comodo. La gente ha iniziato a dire che sembravo un pianista e così è rimasto. L'estetica della parannanza, la sedia e l'uso delle pinze per bere birra come esigenza fisica: se sei seduto e non vuoi alzarti ogni volta, ti arrangi».

Arrostiland, giunto ormai alla decima edizione, sta diventando qualcosa di più di una festa. Sul palco si vedono addirittura proposte di matrimonio.

«È diventata una comunità. Il primo a fare la proposta è stato William Gelsumino e da lì è partito tutto. Oggi succede spesso, anche con coppie della comunità Lgbt. Si parla addirittura di battesimi, il primo proprio a Mosciano con il figlio di William. Questo vuol dire che il legame è ben oltre la sola giornata di festa: o matrimoni e i battesimi sul palco come rito di comunità».

Il video con Giorgia Meloni mentre tiene un discorso sugli arrosticini è diventato virale. Che effetto ti ha fatto?

«Il video era nato per gioco durante il Covid, quando cucinavo davanti casa perché a Pasquetta non era possibile uscire a causa delle restrizioni. È uno sfottò alla Meloni basato sul video di “Spirit in the Sky”: un montaggio che contrapponeva le dichiarazioni “bacchettone" della Meloni sulla burocrazia degli arrosticini, alle immagini mie che scuoto la testa a ritmo di musica: una presa in giro indiretta che ha funzionato tantissimo a livello mediatico. Ha funzionato perché era spontanea, non c’era niente di studiato, e forse è proprio quello che arriva alla gente, motivo per cui è diventato virale».

Si definisce un “braciatore freelance”. È una scelta di vita?

«Sì. Ho lavorato nella ristorazione, so cosa significa vivere per lavorare. Io ho scelto altro. Il "braciatore freelance" che preferisce essere “povero ma sereno” piuttosto che “schiavo del lavoro”. Guadagno meno, ma ho il mio tempo libero. Posso decidere cosa fare della mia giornata, non voglio essere legato a ritmi che ti consumano. Al momento sono single e disoccupato. E non ho nemmeno un profilo Instagram».

In fondo è proprio questo il suo “Stato dell’anima”?

«Esatto. Vivere senza complicarsi la vita, stare bene con gli altri, godersi il momento. Arrostiland è questo: un posto dove le persone si incontrano davvero. E quando lo vivi, capisci che non è solo una festa, è qualcosa che ti resta».

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