Impianti riconsegnati a Finori: ma la riapertura resta incerta

27 Aprile 2023

Il tribunale nega la sospensiva del sequestro alla Gran Sasso Teramano e fissa il merito al 7 luglio Il gestore ora deve riottenere la concessione dei terreni e presentare il piano antivalanghe

PIETRACAMELA. Gli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva sono stati riconsegnati, alla presenza dell’ufficiale giudiziario, dalla Gran Sasso Teramano (Gst) al gestore scaduto Marco Finori: rigettata la sospensiva, il tribunale di Teramo si pronuncerà nel merito il 7 luglio sul ricorso della Gst avverso l’ordinanza di sequestro del ramo di azienda. Resta incerta, invece, la riapertura della cabinovia per l’estate.
Sono partite ieri e si concludono stamattina con le stazioni di partenza le operazioni di riconsegna del ramo di azienda della Gst, quindi anche degli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva, al gestore scaduto Finori che torna nuovamente ad averne la custodia. Beni che lo stesso Finori aveva riconsegnato “a puntate” da novembre a gennaio dopo la scadenza della concessione. Le operazioni ieri si sono svolte alla presenza di Finori e dei propri legali, del presidente dell’Asbuc (amministrazione separata dei beni di uso civico) di Pietracamela Paride Tudisco in rappresentanza della Gst e dell’ufficiale giudiziario del tribunale di Teramo, in ottemperanza dell’ordinanza del 29 marzo del giudice Silvia Fanesi che aveva autorizzato il sequestro giudiziario del ramo di azienda della Gst nominando Finori custode giudiziario con l’incarico di amministrare e gestire i beni, e al preavviso di rilascio notificato il 6 aprile alla società in liquidazione “per la non ottemperanza alla consegna del detto bene”. Fino alla fine la Gst ha atteso che il tribunale di Teramo si pronunciasse sul reclamo formale impugnato con il benestare unanime di tutti i soci e presentato dal liquidatore Gabriele Di Natale per modificare, confermare o revocare in modo non impugnabile e nel corso di un contraddittorio la precedente ordinanza di sequestro. Ma ciò che è stato deciso con decreto dal presidente del collegio è di rigettare la richiesta di sospensiva del sequestro, fissando l’udienza di merito il prossimo 7 luglio. Gli impianti, quindi, fino a quella data restano sotto la custodia di Finori.
Ciò che, invece, è incerta è la riattivazione della cabinovia (di proprietà della Provincia, ma in concessione della Gst, quindi tra i beni sequestrati). «Valuterò se l'ordinanza del giudice mi permette di riaprire l'impianto e farò di tutto», dice Finori, «ma ci sono situazioni da sciogliere come la concessione dei terreni e il piano di sicurezza». I terreni dove insistono le attrezzature sono di proprietà dell’Asbuc di Pietracamela e Finori dovrebbe chiedere una nuova concessione perché quella provvisoria della scorsa estate è scaduta. «Per chiedere l’autorizzazione al Coreneva ho necessità del Pidav, il Piano intervento distacco artificiale valanghe, che ancora non è pronto», aggiunge Finori. Il Pidav sarebbe un’incombenza del gestore, ma il Comune di Pietracamela si è fatto avanti ottenendo 40mila euro dalla Regione. «La redazione del nuovo Pidav è in corso, in attesa resta valido il precedente, ma con la presenza degli obelix», chiarisce il sindaco Antonio Villani, «per l'apertura estiva vale anche il Piano di sicurezza comunale che l’anno scorso abbiamo concesso, assumendoci la responsabilità, a Finori. Sia noi come Comune che il tecnico incaricato Marco Cordeschi siamo a disposizione per ogni chiarimento che il Coreneva o l'eventuale gestore dovesse richiedere per il funzionamento della cabinovia». Sulla non riconsegna, infine, da parte di Finori dei registri di manutenzione degli impianti come trapelato dalla Gst, che li considera documenti a corredo delle attrezzature, il gestore conclude: «Ho riconsegnato tutto quello che mi è stato dato dalla Gst, ma non devo riconsegnare ciò che spetta all’esercente che è la Marco Finori srl».
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