Impianti sciistici, nuovi spiragli per la riapertura in inverno

Nell’ultima riunione l’Asbuc si è detta disponibile a rilasciare una concessione temporanea di sei mesi Fano chiede di stralciare Prato Selva dalla vendita a Finori. Alla Regione la parola sul sistema Obelix
PIETRACAMELA. Si aprono spiragli di speranza per la riapertura degli impianti sciistici di Prati di Tivo per la stagione invernale. L’Amministrazione separata degli usi civici (Asbuc) di Pietracamela si è detta disponibile, durante l’incontro di ieri in Provincia, a rilasciare una concessione temporanea di sei mesi con pagamento del canone alla Gran Sasso Teramano (Gst), la società in liquidazione proprietaria delle attrezzature.
Una soluzione che dovrà essere valutata e che scioglierebbe il nodo della concessione dei terreni dove insistono gli impianti: senza di essa, infatti, non si può procedere alla loro riattivazione. Un tavolo convocato dal presidente Diego Di Bonaventura che segue quello della settimana scorsa al quale hanno preso parte i sindaci Antonio Villani di Pietracamela, Luigi Servi di Fano Adriano, il presidente Asbuc Paride Tudisco, i dirigenti dell’ente e il liquidatore Gst Gabriele Di Natale.
Nell’incontro si è affrontata anche la situazione di Prato Selva, dopo la presentazione da parte del Comune di Fano del ricorso nel quale si chiede la sospensiva della prima sentenza del Tar favorevole alla Gst e il risarcimento di oltre 500mila euro. L’udienza dinanzi all’organo di giustizia amministrativa per la parte relativa alla sospensiva ci sarà il prossimo 11 novembre, ma il primo cittadino ha chiesto nuovamente la possibilità di stralciare dal bando di vendita degli impianti aggiudicato per 1 milione e 650mila euro dalla Finori srl la parte relativa ai beni di Prato Selva. Una richiesta che dovrà essere valutata in un tavolo tecnico perché è in corso la procedura di liquidazione della Gst e occorre ricavare la somma necessaria a ristorare tutti i creditori.
Infine è stata posta all’attenzione la rimessa in funzione degli Obelix, il sistema antivalanghe installato a ridosso del Corno piccolo nel 2019 dalla Provincia come soggetto attuatore e finanziato dalla Regione per 1milione e 200mila euro da fondi Masterplan. Delle dodici campane, due sono state gravemente danneggiate nella slavina del marzo 2020. È stato chiarito che la Regione, già investita della questione con un’apposita nota, dovrà individuare il soggetto proprietario e fornire indicazioni ai fini della rimessa in funzione.
«Ho riunito tutti quelli che devono prendere una decisione», ha sottolineato Di Bonaventura, «credo siano stati fatti significativi passi avanti rispetto alle posizioni iniziali di ciascuno. Non sono in discussione le legittime aspettative di ognuna delle parti in causa, ma il fatto che la chiusura degli impianti sarebbe un fallimento per tutti e per le economie del luogo. Mi pare ci siano le condizioni per una scelta di compromesso che possa salvaguardare tutti all’interno di un alveo giuridicamente compatibile».
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