Imprenditrice assolta, niente debiti con il fisco

10 Luglio 2020

Era accusata di evasione dell’Iva per 70mila euro ma il processo accerta che invece era creditrice

TERAMO. È finita a processo per omessa dichiarazione fiscale con l’accusa di aver evaso quasi 70mila euro di Iva, per la precisione 64mila e 531 euro: ci sono voluti anni e il pronunciamento di un giudice per stabilire che quell’Iva non era a debito ma a credito e che non c’è stata nessuna evasione. È con una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste (emessa dal giudice onorario Carla Fazzini) che la cronaca giudiziaria racconta la storia di una imprenditrice teramana che ha dovuto far fronte alla chiusura della sua impresa, nel frattempo vinta dalla crisi, e a un processo. Secondo l’accusa al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto avrebbe omesso di presentare nel termine prescritto le dichiarazioni fiscali relativamente all’anno di imposta 2011. L’Agenzia delle entrate aveva recapitato alla società richiesta di documentazione per determinare il volume di affari Iva e la società, nel frattempo chiusa, non aveva ritirato la missiva omettendo di conseguenza di fornire la documentazione richiesta.
La difesa della donna, rappresentata dall’avvocato Amedeo Di Odoardo, nella ricostruzione della vicenda ha prodotto in dibattimento la documentazione necessaria a dimostrare come, in realtà, la società avesse un importo di Iva a credito e non a debito. Così ha scritto l’avvocato nella memoria: « Dal bilancio societario, acquisito agli atti del processo, ove sono presenti non solo i dati riferiti alle operazioni attive e passive (prese a fondamento dall’Agenzia delle entrate per ricostruire l’importo Iva a debito di cui si discute), ma tutti i dati del conto economico della società da cui è possibile ottenere il vero importo dell’Iva esigibile per l’anno di imposta 2011. Per l’anno 2011 la società aveva un’ Iva sulle vendite di 61.844,43 euro e sugli acquisti di 62.078,50 euro. Risulta quindi un’Iva a credito di 234, 07 euro e non a debito di 64.131,00 euro». E precisa ancora tra il legale nella memoria: «Non c’è dubbio, quindi che la sola ricostruzione induttiva non è grado di supportare, analiticamentr, in sede penale, la determinazione esatta dell’imposta evasa».
Va detto che la Pubblica accusa a fine requisitoria aveva chiesto una condanna a due anni e dieci mesi per la donna. (d.p.)
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