Imprese assediate dalla spazzatura

Area industriale di Sant’Atto nel degrado. Di Giovannantonio: danno alle aziende
TERAMO. Farsi un giro nella zona industriale di Sant’Atto significa farsi prendere dal magone. Percorrere le strade ormai quasi deserte, girare lo sguardo sui capannoni vuoti significa capire che cosa è il declino. Ma se contro gli effetti di una crisi globale gli interventi sono complessi, qualcosa si potrebbe fare per eliminare l’aria di desolazione, che certamente non giova alle imprese sopravvissute, quelle che eroicamente sono rimaste a Teramo.
E invece no: le erbacce crescono alte e rigogliose, segno che da troppo tempo nessuno le taglia. I rifiuti, di ogni genere, dai materassi agli pneumatici, per non parlare di plastica, vetro e cartoni, fanno da contrappunto alla vegetazione selvaggia. Ma anche alle buche che costellano tutte le strade interne al nucleo industriale. «Una zona industriale lasciata in completo abbandono con strade al limite della percorribilità e manutenzione a dir poco inesistente». L’osservazione è di Nicola Di Giovannatonio, direttore di Confindustria, che ha pubblicato sul proprio profilo Facebook foto molto eloquenti.
«Penso che i pochi imprenditori rimasti, che vantano una clientela internazionale, non meritino assolutamente questo spettacolo indegno di un Paese civile», continua, «Alcuni imprenditori hanno fatto investimenti importanti proprio per riqualificare l’aspetto architettonico delle loro imprese ed oggi – quando ospitano delegazioni straniere – devono purtroppo constatare che nelle immediate vicinanze dei loro cancelli vengono abbandonati rifiuti di ogni genere». Dopo che i nuclei sono confluti nell’Arap, della pulizia e della manutenzione delle aree si sarebbe dovuta occupare un’altra azienda, l’Arap servizi che probabilmente per carenza di risorse, è del tutto latitante.
«Ancor più grave è lo stato di degrado in prossimità di aziende agroalimentari o del settore farmaceutico che meriterebbero un’attenzione maggiore. Credo che l’Arap dovrebbe intervenire immediatamente per sollecitare i dovuti interventi al fine di restituire all’area un minimo di decoro, nel rispetto degli imprenditori, di quanti ci lavorano, degli ospiti che quotidianamente frequentano la zona», aggiunge Di Giovannantonio, «Come possiamo immaginare di attrarre investitori con questo biglietto da visita?».
E certamente pare beffardo che oltre a combattere con la crisi, la tassazione e la burocrazia adesso le imprese debbano combattere anche con erbacce e spazzatura. (a.f.)
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