In città si è già acceso il dibattito Coccia: prendiamo atto degli errori passati
«Nel redigere il nuovo piano regolatore di Tortoreto, bisogna prendere coscienza degli errori del passato». Questo l’auspicio dell’attivista tortoretano Franco Coccia, che di fatto dà il via al...
«Nel redigere il nuovo piano regolatore di Tortoreto, bisogna prendere coscienza degli errori del passato». Questo l’auspicio dell’attivista tortoretano Franco Coccia, che di fatto dà il via al dibattito cittadino che nei prossimi mesi culminerà con l’approvazione del nuovo piano regolatore a cui stanno lavorando i funzionari comunali guidati dal progettista Marco De Annuntiis. Dibattito che si preannuncia già scoppiettante.
Nella fase di approvazione dell’ultimo Pre tortoretano, avvenuta a cavallo tra il 1999 ed il 2000 durante l’amministrazione del sindaco Flaminio Lombi, Coccia era a capo del comitato Tortoreto’95, voce fuori dal coro che criticò aspramente i contenuti di quello strumento.
Spiega oggi, dopo oltre 15 anni, l’attivista tortoretano: «Quello fu un piano senza capo né coda, privo di un’idea chiara ed un progetto pubblico da raggiungere; un ”finto” piano regolatore che di fatto veniva trasformato in un piano di fabbricazione, tipico degli anni 50/60. Un piano con diverse illegittimità, in quanto non venivano applicate correttamente quelle regole previste dalle leggi urbanistiche, in particolare nelle quattro zone principali, quali il centro storico, la zona di completamento, quella di nuova espansione e quella produttiva. Illegittimità che nel prosieguo degli anni si sono dovute correggere; quella della distanza tra edifici ripristinata da una sentenza del Consiglio di Stato del 2 novembre 2010 è stata la più eclatante. Le cause del fallimento del Pre possono racchiudersi nelle seguenti considerazioni: un piano senza rispetto della piena legalità; un piano confuso, equivoco e poco trasparente, senza un’idea chiara da perseguire e da far conoscere, dove si nascondevano altri scopi non detti, quali: il “costruire il più possibile”, il trasformare il Lido in un “villaggio turistico”. Un piano politico, finalizzato ad accontentare più il singolo cittadino che a regolarizzare e armonizzare gli interessi pubblici e quelli privati (come dovrebbe essere il suo vero scopo)». (l.t.)

